Turbine eoliche in mare: fisso (fondali bassi) e galleggiante (acque profonde) — due tecnologie con prospettive molto diverse per l'Italia.
| 💰 Costo — Fisso | MEDIO-ALTO | Più costoso dell'eolico onshore per la complessità dell'installazione e manutenzione in mare. Ma il fattore di utilizzo elevato (35–50%) compensa in parte il maggior costo iniziale. |
| 💰 Costo — Galleggiante | ALTO OGGI | Ancora costoso per la maturità tecnologica limitata. IRENA prevede una discesa significativa dei costi con la scala — simile a quanto avvenuto per fotovoltaico e eolico onshore negli ultimi 15 anni. |
| ⚡ Fattore di utilizzo | ALTO | In mare il vento soffia più forte e più costantemente che sulla terraferma. Il fattore di utilizzo medio dell'offshore fisso nel Mare del Nord supera il 40%. |
| 🇮🇹 Rilevanza per Italia | GALLEGGIANTE | I fondali del Mediterraneo superano rapidamente i 200 metri — l'offshore fisso ha poco spazio. Il galleggiante è la tecnologia strategica per Italia, in particolare Sicilia, Sardegna e Calabria dove il vento è forte e i fondali profondi. |
Il Mar Mediterraneo ha una morfologia dei fondali molto diversa dal Mare del Nord: la profondità aumenta rapidamente allontanandosi dalla costa. Le turbine offshore fisse richiedono fondali fino a 50 metri — una condizione che nel Mediterraneo italiano è disponibile solo in alcune aree ristrette (parte dell'Adriatico settentrionale, alcune zone del canale di Sicilia).
Il Mare del Nord, dove è concentrato il 90% dell'offshore fisso europeo, ha fondali che rimangono bassi per centinaia di chilometri dalla costa — una condizione geologica che il Mediterraneo non offre.
L'eolico galleggiante usa piattaforme ancorate al fondo con cavi e catene, come le piattaforme petrolifere. Può operare in acque di qualsiasi profondità. Al 2025 nel mondo sono installati circa 330 MW di galleggiante🟡 Dato da WindEurope e GWEC (Global Wind Energy Council) al 2025 — il numero esatto varia tra le diverse fonti per diversi criteri di conteggio (impianti dimostrativi vs commerciali). Fonte → — quasi tutti in Norvegia (Hywind Scotland e Hywind Tampen) e pochi impianti dimostrativi in Portogallo, Cina e Giappone.
Per l'Italia il galleggiante è particolarmente interessante perché le coste del Sud e delle isole hanno venti forti e costanti. I progetti più avanzati in Italia includono diversi impianti proposti al largo di Sicilia, Sardegna e Calabria, attualmente in iter autorizzativo.
Fonte: WindEurope, Offshore Wind in Europe 2025 →
Impatto visivo: le turbine offshore sono visibili dalla costa se installate entro 15–20 km. Oltre quella distanza non sono visibili a occhio nudo. La distanza dalla costa è uno dei principali parametri delle procedure autorizzative.
Impatto sulla pesca: le fondazioni delle turbine diventano habitat artificiali per pesci e invertebrati — molti studi documentano un aumento della biodiversità locale attorno agli impianti. Ma le aree di esclusione per la navigazione riducono lo spazio disponibile per la pesca a strascico.
Rumore sottomarino durante la costruzione: la battitura dei pali (per l'offshore fisso) genera rumore sottomarino intenso che può disturbare i cetacei. Esistono tecniche di mitigazione (bubble curtain) ma non eliminano completamente il problema.
Uccelli e fauna marina: simile all'onshore per gli uccelli, con l'aggiunta degli impatti sui mammiferi marini durante la costruzione.
| Si dice... | I dati dicono... |
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| "L'eolico offshore rovina il paesaggio marino" | L'impatto visivo esiste se gli impianti sono vicini alla costa (entro 15–20 km). Oltre quella distanza le turbine non sono visibili a occhio nudo. I regulamenti italiani prevedono distanze minime dalla costa che variano per area. È un tema reale nelle procedure autorizzative, dove i comitati locali e le soprintendenze ai beni paesaggistici partecipano alla valutazione. |
| "L'Italia non può fare offshore — il Mediterraneo è troppo profondo" | Per l'offshore fisso è parzialmente vero — i fondali del Mediterraneo italiano sono in generale troppo profondi tranne alcune eccezioni. Ma il galleggiante risolve questo problema. L'Italia ha un potenziale significativo di offshore galleggiante, in particolare nel Canale di Sicilia, nel Tirreno meridionale e nel Mar di Sardegna, dove si combinano venti forti e fondali profondi. |
| "L'eolico offshore costa troppo per essere competitivo" | L'offshore fisso nel Mare del Nord è già competitivo (73–99 $/MWh) e in alcune aste europee recenti ha raggiunto costi inferiori al gas. Il galleggiante è ancora costoso (100–180 $/MWh) ma la curva di apprendimento è molto ripida — come per il fotovoltaico nel decennio scorso. Le prime turbine galleggianti in Norvegia nel 2009 costavano oltre 300 $/MWh. |