Il 44,57% del mix elettrico italiano nel 2025. Flessibile ed efficiente come generatore, ma fossile, volatile nei prezzi e fonte principale della dipendenza energetica dall'estero.
| 💰 Costo | 19–30 €/MWh | di sole quote CO₂, con il sistema ETS europeo a 50–80 €/tCO₂. Il prezzo all'ingrosso medio 2025 è stato 115,9 €/MWh: le quote ne coprono il 16–26%. La voce maggiore resta il combustibile, che dipende dai mercati internazionali, dagli equilibri geopolitici e dagli stoccaggi: nel dicembre 2022 il prezzo unico nazionale (PUN) toccò 304 €/MWh (GME). |
| ⚡ Efficienza | 55–62% | dell'energia contenuta nel combustibile diventa elettricità negli impianti a ciclo combinato (CCGT); il resto si disperde come calore. Un impianto si accende o si spegne in pochi minuti. Sui dati ISPRA 2026 (fattore per energia primaria del gas, Tab. 1.4, rapportato al fattore per kWh elettrico, Tab. 1.10) l'efficienza media effettiva del parco italiano nel 2025 risulta del 57%. |
| 🌿 Sostenibilità | 370,6 gCO₂/kWh | Ogni kilowattora bruciato mette in atmosfera 371 grammi di anidride carbonica (ISPRA 2026, produzione lorda). La media di tutta la produzione elettrica italiana nel 2025 è stata 213,8 gCO₂/kWh — una media tirata verso l'alto proprio dal gas, che da solo copre il 44,57% della produzione. A questo si aggiunge il metano disperso lungo tutta la filiera di estrazione e trasporto, gas serra circa 80 volte più potente della CO₂ nel breve periodo, che il fattore di emissione non conta. |
Le moderne centrali a gas usano il ciclo combinato: il gas brucia in una turbina a gas (ciclo Brayton), e i gas di scarico caldi alimentano una turbina a vapore (ciclo Rankine). Combinando i due cicli si raggiunge un'efficienza del 55–62%, ben superiore ai vecchi impianti a ciclo semplice (~35–40%).
La flessibilità è l'altro punto di forza: un CCGT moderno può passare da zero a piena potenza in 30–60 minuti (ciclo semplice anche in 10 minuti), rendendolo ideale come backup per quando sole e vento non producono abbastanza.
Le emissioni di CO₂ dalla combustione del gas (370,6 gCO₂/kWh, ISPRA 2026, produzione lorda) sono solo parte del problema climatico. Lungo tutta la filiera — estrazione, lavorazione, trasporto via gasdotto o come GNL (Gas Naturale Liquefatto) — si disperdono piccole quantità di metano (CH₄). Il metano ha un potenziale di riscaldamento globale circa 80 volte superiore alla CO₂ nel breve periodo (20 anni)🟡 Dato IPCC AR6, 2021 — il GWP100 del metano è 27–30, ma il GWP20 è ~80. La scelta dell'orizzonte temporale influenza significativamente la valutazione. Fonte →.
Il tasso di perdita lungo la filiera varia molto: dai gasdotti europei ben mantenuti (<1%) agli impianti di estrazione meno recenti in Russia o in alcuni produttori di GNL. L'IEA stima che le perdite di metano dal settore energetico globale siano responsabili di circa il 5% del forzante climatico totale.
Prima dell'invasione russa dell'Ucraina, la Russia forniva circa il 40% del gas italiano. Dopo il 2022, l'Italia ha rapidamente diversificato:
Algeria — diventata il principale fornitore (Gasdotto Transmed/Enrico Mattei), con forniture aumentate a circa 25 miliardi di m³/anno. Azerbaijan — via gasdotto TAP (Trans Adriatic Pipeline), entrato in piena operatività nel 2020. GNL (Gas Naturale Liquefatto) — via rigassificatori. L'Italia ha accelerato l'installazione di nuovi terminali: Golar Tundra (Piombino, 2023) e BW Singapore (Ravenna, 2024), aggiuntisi al vecchio Panigaglia (La Spezia).
Fonte: Snam, Bilancio del Gas 2024 →
[DA VERIFICARE: la ripartizione delle importazioni per Paese va aggiornata sulla Relazione annuale sulla situazione energetica nazionale del MASE, con la quota del gas naturale liquefatto proveniente dagli Stati Uniti, oggi non riportata. Il collegamento a Snam va sostituito con l'URL del documento specifico.]
Nel 2026 il conflitto in Medio Oriente e le restrizioni al traffico nello Stretto di Hormuz hanno determinato un brusco rialzo dei prezzi delle materie prime energetiche. Petrolio e gas non hanno reagito allo stesso modo, e la differenza dice molto su come funziona questo mercato.
Il rincaro del greggio si è trasmesso rapidamente su scala globale, perché il mercato petrolifero è fortemente integrato: dallo scoppio del conflitto ai massimi di fine aprile il prezzo del Brent è salito di circa il 60%. Il mercato del gas è invece più segmentato, e gli effetti sono stati differenziati fra le aree: i mercati europei e asiatici hanno registrato picchi di incremento superiori al 90%, mentre il prezzo statunitense Henry Hub è rimasto sostanzialmente stabile. Il prezzo di riferimento europeo resta nettamente superiore a quello dello stesso periodo dell'anno precedente, sostenuto dalla necessità di ricostituire scorte su valori storicamente bassi. Banca d'Italia, Bollettino Economico n. 3-2026 →
Perché un rincaro del gas pesa più a lungo di uno del petrolio. Uno shock petrolifero si trasmette rapidamente ma in modo più transitorio, soprattutto attraverso i carburanti. Uno shock all'offerta di gas ha invece effetti più graduali, più persistenti e più diffusi, perché il gas entra nella formazione del prezzo dell'elettricità e nei costi degli input produttivi delle imprese. Gli shock energetici hanno inoltre impatti più ampi quando i prezzi dell'energia e l'inflazione sono già elevati, in particolare per gas ed elettricità.
Esiste anche una soglia: quando il prezzo del gas europeo supera i 50 €/MWh, la trasmissione alle bollette del gas diventa circa quattro volte più rapida🟡 Il prezzo all'ingrosso è quello a cui il gas viene scambiato fra operatori sui mercati internazionali; la bolletta è il prezzo finale pagato dal cliente, che comprende anche trasporto, oneri di sistema e imposte. I due prezzi non si muovono insieme né con la stessa velocità: fra loro stanno contratti di copertura, tariffe regolate e interventi fiscali. Analisi su dati italiani citate nel Bollettino indicano che sopra i 50 €/MWh il legame diventa molto più rapido, mentre il passaggio ai prezzi dell\'elettricità risulta statisticamente significativo solo in regime di prezzi elevati. Fonte → rispetto ai periodi di prezzi bassi.
Che cosa è arrivato in bolletta. L'impatto delle tensioni mediorientali sulle bollette di gas ed elettricità è stato nel complesso contenuto, pur risultando più pronunciato in Italia rispetto agli altri paesi dell'area dell'euro, soprattutto per il gas; l'entità degli aumenti resta ampiamente inferiore a quella del 2022, quando il rialzo del prezzo all'ingrosso era stato molto più marcato. Sui carburanti il Governo è intervenuto più volte prorogando riduzioni temporanee delle accise. Nel quadro complessivo l'inflazione salirebbe al 3,1% nella media del 2026, riflettendo principalmente il rincaro dei beni energetici, e il disavanzo energetico italiano aumenterebbe di circa mezzo punto di PIL nell'anno. Banca d'Italia, Bollettino Economico n. 3-2026 →
Il PNIEC 2024 (Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima) prevede una riduzione significativa della quota del gas nel mix elettrico italiano — dal 44,57% del 2025 a circa il 20–25% entro il 2030, sostituito da rinnovabili e accumuli. L'IEA nel suo scenario Net Zero 2050 indica che non servono nuovi giacimenti di gas se si vuole rispettare il limite di 1,5°C di riscaldamento globale.
Il gas resterà comunque presente nel sistema italiano per anni come fonte di bilanciamento nei picchi di domanda, soprattutto invernali, finché lo storage e le reti intelligenti non saranno sufficienti. Il biometano (già trattato nella scheda dedicata) è uno dei sostituti più promettenti per l'uso nei settori difficili da elettrificare.
| Si dice... | I dati dicono... |
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| "Il gas è una fonte pulita" | Resta un combustibile fossile. Bruciandolo per produrre elettricità si liberano in atmosfera 370,6 grammi di anidride carbonica per ogni kilowattora🟡 Questo numero si chiama fattore di emissione: dice quanti grammi di anidride carbonica finiscono in atmosfera per ogni kilowattora di elettricità prodotto. Un kilowattora (kWh) è l'energia che consuma un apparecchio da 1.000 watt acceso per un'ora. Il valore si riferisce alla produzione lorda, cioè all'elettricità misurata all'uscita della centrale, prima dei consumi dell'impianto stesso. Fonte →. La media di tutta l'elettricità prodotta in Italia nel 2025 è stata 213,8 grammi per kilowattora🟡 È la media di tutte le fonti messe insieme — fossili, rinnovabili, rifiuti — calcolata sulla stessa base di produzione lorda. Serve a dare la misura del sistema elettrico nel suo complesso. Fonte →: il gas sta sopra quella media e contemporaneamente contribuisce a determinarla, perché da solo copre il 44,57% della produzione nazionale. |
| "Il fattore di emissione dice tutto quello che serve sapere" | No: misura soltanto il gas effettivamente bruciato in centrale. Lungo il percorso che porta il gas fino all'impianto — estrazione, trattamento, trasporto via gasdotto o via nave come gas naturale liquefatto (GNL) — una parte sfugge senza essere bruciata. È metano, il componente principale del gas naturale, e come gas serra scalda molto più dell'anidride carbonica nel breve periodo. Il fattore di emissione non lo conta: ISPRA rileva che con perdite sufficientemente elevate le emissioni effettive per kilowattora possono risultare molto superiori a quelle calcolate sulla sola combustione. Il paragrafo "Il metano fuggitivo" più sopra in questa scheda entra nel dettaglio. |
| "Senza il gas il sistema elettrico italiano non regge" | Vero nel breve periodo: il gas copre il 44,57% del mix (2025) e ha un ruolo di bilanciamento che storage e rinnovabili non coprono ancora completamente. Ma Germania e Spagna, con quote rinnovabili del 56% e del 55% rispettivamente, dimostrano che sistemi elettrici possono funzionare con molta meno dipendenza dal gas. È una questione di transizione graduale, non di impossibilità strutturale. |
| "La crisi del 2022 era imprevedibile" | Falso: la dipendenza europea dal gas russo era documentata da anni come rischio sistemico. L'IEA (Agenzia Internazionale dell'Energia) e diversi think tank europei avevano segnalato il rischio di dipendenza eccessiva dalla Russia già prima del 2022. La crisi ha confermato esattamente i rischi che erano stati indicati — il problema era la mancanza di diversificazione, non l'imprevedibilità dell'evento. |
| "Il gas naturale italiano del Mediterraneo ci renderà autonomi" | Il potenziale estrattivo italiano nel Mediterraneo è reale (Adriatico, Canale di Sicilia, Ionio) ma limitato rispetto al fabbisogno nazionale🟡 Stima basata su dati MASE e IEA sulle riserve italiane. L'entità delle riserve sfruttabili è oggetto di dibattito tecnico e politico — non esiste una stima istituzionale definitiva e aggiornata disponibile in accesso libero.. Il fabbisogno nazionale è oggi coperto per oltre il 90% da importazioni: quanto gas sia effettivamente estraibile in acque italiane non ha una stima istituzionale definitiva e aggiornata, e l'entità delle riserve sfruttabili resta oggetto di dibattito tecnico e politico. |