Diagnosi energetica, recupero di calore, Certificati Bianchi, EU ETS ed ETS2, PNIEC industria, Transizione 5.0 e le tecnologie per i settori "hard-to-abate".
Le imprese, comprese le piccole e medie, possono ridurre i consumi energetici e i relativi costi con interventi organizzativi e tecnici, molti dei quali non richiedono investimenti importanti.
La diagnosi energetica (o audit energetico) è un'analisi sistematica dei consumi di un'azienda, che individua dove e come si spreca energia e quali interventi hanno il miglior rapporto tra costo e risparmio. È obbligatoria per legge per le grandi imprese e le imprese energivore, ma è utile anche per le PMI su base volontaria.
Fonte: ENEA — Diagnosi energetiche →
Molti processi industriali generano calore che, senza un sistema di recupero, viene disperso nell'ambiente. Gli scambiatori di calore permettono di riutilizzarlo per altri usi interni. La cogenerazione ad alto rendimento presenta il potenziale tecnico più alto tra tutti i settori per il recupero di calore.
Fonte: GSE — Cogenerazione ad Alto Rendimento →
I motori elettrici e i sistemi di aria compressa sono tra i maggiori consumatori di energia elettrica in ambito industriale. La sostituzione con motori ad alta efficienza, l'installazione di inverter e la manutenzione periodica dei sistemi ad aria compressa sono interventi tecnicamente maturi e spesso ammissibili ai Certificati Bianchi.
Sistemi di monitoraggio energetico in tempo reale consentono di individuare sprechi altrimenti invisibili. L'adozione di un sistema di gestione dell'energia certificato ISO 50001 struttura questo monitoraggio in un processo continuo, e diventerà obbligo per un numero crescente di imprese con il recepimento della Direttiva EED.
La sostituzione dell'illuminazione tradizionale con tecnologia LED (relamping) e la coibentazione di tubazioni, serbatoi e forni industriali riducono le dispersioni con interventi relativamente semplici, spesso finanziabili tramite i Certificati Bianchi.
I comportamenti del personale (spegnimento di macchinari non in uso, segnalazione tempestiva di anomalie, uso corretto degli impianti) incidono sui consumi energetici quanto e a volte più degli interventi tecnici. Programmi di formazione interna sono un intervento a basso costo e rapido da attuare🟠 Non è stata reperita una quantificazione ufficiale dell'impatto dei soli comportamenti del personale sui consumi energetici industriali: l'affermazione è un principio generale, non un dato misurato..
Il settore industriale italiano è regolato da un insieme di norme e meccanismi di incentivazione specifici, distinti da quelli residenziali.
Il D.Lgs. 102/2014 impone alle grandi imprese e alle imprese energivore l'obbligo di eseguire una diagnosi energetica ogni quattro anni e di trasmetterne i risultati a ENEA. Le sanzioni per la mancata esecuzione vanno da 4.000 a 40.000 euro, quelle per una diagnosi non conforme da 2.000 a 20.000 euro. Nel ciclo di obblighi chiuso a dicembre 2024 sono state trasmesse 853 diagnosi energetiche da 569 soggetti obbligati, con un risparmio di energia primaria stimato in 76,9 ktep/anno.
Il quadro è in fase di aggiornamento per effetto della Direttiva (UE) 2023/1791 (EED), che sostituisce la Direttiva 2012/27/UE e introduce l'obbligo di un Piano d'Azione per l'Efficienza Energetica (PAEE) dopo la diagnosi e, per le imprese con maggiori consumi, un sistema di gestione dell'energia certificato ISO 50001. L'Italia non ha ancora recepito la Direttiva, la cui scadenza era l'11 ottobre 2025: risulta una bozza di decreto legislativo ancora in consultazione, non un testo definitivo in Gazzetta Ufficiale🟠 Verificato al 26/07/2026. Le scadenze applicative circolanti in fonti giornalistiche di settore (prima diagnosi entro 11/10/2026, ISO 50001 entro 11/10/2027) sono coerenti tra loro ma vanno confermate sul testo definitivo del decreto, non ancora reperibile su fonte MASE o Gazzetta Ufficiale..
Fonte: ENEA — Rapporto diagnosi energetiche al 2025 → · EUR-Lex — Direttiva (UE) 2023/1791 →
I Certificati Bianchi, o Titoli di Efficienza Energetica (TEE), sono il principale meccanismo italiano di incentivazione dell'efficienza energetica nei settori industriale, dei servizi, delle infrastrutture a rete e dei trasporti. Il meccanismo, gestito dal GSE con l'emissione dei titoli affidata al GME, riconosce un certificato per ogni tonnellata equivalente di petrolio (TEP) di risparmio conseguito. Un decreto di aggiornamento pubblicato nel luglio 2025 ha ampliato le tecnologie ammissibili e introdotto i progetti aggregati.
Il meccanismo di riconoscimento è confermato su fonte GSE — un titolo per ogni TEP di risparmio certificato — ma il GSE non fissa un valore economico unico dei titoli: il valore si forma nelle sessioni di scambio sulla piattaforma GME o in contrattazioni bilaterali, quindi è per sua natura variabile nel tempo🟠 Un valore fisso non è pubblicabile in modo permanente. Il GME pubblica gli esiti di ogni sessione (prezzo e volumi) nella sezione ufficiale "Esiti › Ambiente › TEE › Mercato TEE" del proprio sito, oltre allo storico completo in "Statistiche › Dati Storici": il valore aggiornato va preso da lì, indicando la data della sessione..
Fonte: GSE — Certificati Bianchi → · GME — Esiti Mercato TEE (dati aggiornati) →
Gli impianti industriali di maggiori dimensioni (centrali termoelettriche, raffinerie, cementifici, acciaierie e altri impianti energivori) non rientrano negli obiettivi nazionali di riduzione gestiti dal singolo Stato membro, ma nel sistema europeo di scambio di quote di emissione (EU ETS), un sistema "cap and trade" che fissa un tetto massimo di emissioni consentite, ridotto progressivamente nel tempo. Il quadro italiano è stato aggiornato con il decreto-legge 10 settembre 2024, n. 147, in recepimento della Direttiva (UE) 2023/959.
Ogni anno la Commissione Europea fissa un tetto massimo di emissioni (in tonnellate di CO2 equivalente) per l'insieme degli impianti coperti, e il tetto si riduce nel tempo. Un'impresa deve possedere, a fine anno, tante quote quante sono le tonnellate di CO2 effettivamente emesse. Le quote si ottengono prevalentemente tramite aste, con una parte assegnata gratuitamente alle imprese più esposte alla concorrenza internazionale (per limitare il "carbon leakage", cioè la delocalizzazione della produzione fuori dall'UE); le imprese possono anche scambiarsele tra loro. Esempio: se un'acciaieria investe in efficientamento e riduce le proprie emissioni, può rivendere sul mercato le quote non utilizzate; se una cementeria non riesce a ridurre altrettanto, deve acquistare quote aggiuntive per coprire la differenza. Chi non consegna a fine anno quote sufficienti è soggetto a sanzioni. Questo meccanismo crea un prezzo di mercato della CO2 che rende conveniente investire in riduzione delle emissioni piuttosto che continuare ad acquistare quote. Dal 2005 al 2023 il sistema ha contribuito a ridurre le emissioni di energia elettrica e industria di circa il 47% rispetto al 2005; con la revisione del 2023 l'obiettivo per il 2030 è stato portato al −62% rispetto al 2005.
Fonte: Commissione Europea (DG Climate Action) — About the EU ETS →
Il sistema originario (talvolta chiamato "ETS1") riguarda i grandi impianti industriali. Dal 2028 entrerà in vigore un secondo sistema, l'ETS2, esteso alle emissioni legate ai combustibili per il riscaldamento degli edifici, al trasporto stradale e a una parte della piccola industria non coperta dal sistema originario. A differenza dell'ETS1, che si applica direttamente ai grandi impianti, l'ETS2 è un sistema "a monte" (upstream): l'obbligo di monitorare le emissioni e consegnare le quote ricade sui fornitori di combustibili — chi immette in commercio benzina, gasolio, gas metano per il riscaldamento — non sui singoli cittadini o automobilisti direttamente. È verosimile che i fornitori trasferiscano in tutto o in parte questo costo sui prezzi finali; per attenuare l'impatto sulle famiglie più vulnerabili è stato istituito il Fondo Sociale per il Clima, finanziato con i proventi delle aste ETS2 e con una quota di quote dell'ETS originario, che dovrebbe mobilitare almeno 86,7 miliardi di euro nel periodo 2026-2032.
L'avvio operativo dell'ETS2 è stato posticipato di un anno, dal 2027 al 2028: accordo politico tra Consiglio UE e Parlamento europeo il 9-10 dicembre 2025 nell'ambito della revisione della Legge europea sul clima, formalmente adottato dal Consiglio dell'Unione Europea il 5 marzo 2026.
Fonte: Commissione Europea — ETS2: buildings, road transport and additional sectors → · Consiglio UE — comunicato 5 marzo 2026 →
Il PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima) colloca gli impianti industriali soggetti al sistema ETS in un percorso di riduzione più ambizioso dell'obiettivo generale Fit for 55/RePowerEU. Dal testo integrale (Tabella 1, pag. 16): la riduzione dei gas serra prevista al 2030 per tutti gli impianti vincolati dalla normativa ETS è del 66% rispetto al 2005 nello scenario di policy (contro il 58% dello scenario di riferimento a politiche correnti e il 45% già raggiunto nel 2022), a fronte di un obiettivo generale UE del 62%. La piccola industria non energivora rientra invece, insieme a trasporti, civile, agricoltura e rifiuti, nel Regolamento sulla condivisione degli sforzi (ESR).
Fonte: MASE — Testo integrale PNIEC 2024 →
Il Piano Transizione 5.0, gestito dal MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) con il GSE per le verifiche tecniche, riconosceva un credito d'imposta alle imprese che realizzano investimenti in beni strumentali collegati a progetti di riduzione dei consumi energetici. Il credito d'imposta non è più attivo per i nuovi investimenti: la Legge di Bilancio 2026 lo ha sostituito, dal 1° gennaio 2026, con un meccanismo di iperammortamento (maggiorazione del costo fiscale dei beni ai fini dell'ammortamento, non più un credito compensabile in F24), applicabile agli investimenti tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028. Il credito d'imposta originario resta valido solo per gli investimenti effettuati entro il 31 dicembre 2025. MIMIT e GSE mantengono la stessa denominazione "Transizione 5.0" anche per il nuovo meccanismo.
Fonte: MIMIT — Nuovo Piano Transizione 5.0 (iperammortamento) →
| Si dice... | I dati dicono... |
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| "L'efficientamento energetico industriale costa più di quanto fa risparmiare" | I dati raccolti da ENEA attraverso le diagnosi energetiche obbligatorie mostrano risparmi energetici misurabili (76,9 ktep/anno di energia primaria risparmiata nel solo ciclo chiuso a dicembre 2024): se gli interventi venissero sistematicamente realizzati in perdita, le imprese non avrebbero incentivo a farli. I Certificati Bianchi, inoltre, sono costruiti proprio per abbattere il tempo di ritorno degli investimenti. Un dato aggregato e ufficiale sul tempo medio di ritorno economico non è stato reperito🟠 Nessun dato aggregato di payback medio è stato reperito su ENEA, MASE o GSE. L'affermazione è supportata dal fatto che gli interventi vengono effettivamente realizzati e generano risparmi misurati, non da un dato di redditività media verificato su fonte primaria.. |
| "L'industria italiana è indietro sull'efficienza energetica rispetto alla media UE" | I dati ISPRA mostrano il contrario: l'industria italiana è tra i settori più efficienti in Europa. Nel 2022 il consumo di energia finale e le emissioni di gas serra per unità di ricchezza prodotta dall'industria italiana erano tra i più bassi dei 27 Stati membri (213,5 tCO2/M€ contro una media UE27 di 234,9 tCO2/M€). Dal 2005 al 2022 le emissioni per unità di energia consumata nel settore industriale si sono ridotte del 10,4%. L'intensità energetica dell'economia italiana è tra le più basse dei principali Paesi europei (83,5 tep contro 98,3 della media UE27 nel 2022). Il quadro è diverso per trasporti e residenziale, dove l'Italia mostra valori superiori alla media europea. |
Diverse tecnologie e normative in fase di sviluppo o di prima applicazione potranno incidere sull'efficienza energetica industriale, in particolare per i settori "hard-to-abate": siderurgia, cemento, vetro, ceramica, carta, chimica.