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Il punto di partenza

Il sistema energetico italiano in cifre

Prima di confrontare le tecnologie, è utile capire la situazione di partenza: quanta energia consuma l'Italia, da dove viene, quanto costa oggi e quanto potrebbe costare domani.

Sezione 01

Quanta energia consuma l'Italia

Il primo errore comune nel dibattito energetico è parlare solo di elettricità. L'elettricità è importante, ma è solo una parte del consumo energetico totale dell'Italia. Esistono tre livelli distinti:

Consumo elettrico
311,3
TWh / anno (2025, Terna)
Illuminazione, motori, elettrodomestici, industria elettrica. Il dato più citato — ma solo una parte del totale.
Consumo termico
~107
Mtep / anno (2023, MASE)
Riscaldamento edifici, calore industriale, acqua calda. Spesso ignorato nel dibattito pubblico ma è la quota più grande.
Consumo trasporti
~38
Mtep / anno (2023, MASE)
Carburanti per auto, camion, aerei, navi. In transizione verso l'elettrico ma ancora dominata dai fossili.
Perché esistono tre numeri diversi per il "consumo energetico italiano"?

Nelle fonti istituzionali trovi valori diversi per lo stesso concetto — non è un errore, misurano cose diverse:

~157 Mtep (ENEA, metodo "partial substitution"): misura l'energia primaria, ampliando le rinnovabili per stimare quanta energia fossile avrebbero sostituito. È il numero più alto.

~107,7 Mtep (MASE, consumo finale): solo l'energia consegnata agli utenti finali, dopo tutte le perdite. È il numero più vicino a "quanto usiamo davvero".

~134,8 Mtep (Eurostat): metodologia intermedia usata per confronti europei standardizzati.

Regola pratica: quando leggi un dato sul "consumo energetico italiano", chiedi sempre quale metodologia usa. Confrontare numeri da metodologie diverse produce conclusioni errate.

Fonti: Terna, Rapporto Mensile Dicembre 2025 → · MASE, Bilancio Energetico Nazionale 2023 → · IEA, Italy Energy Profile →

Sezione 02

Da dove viene l'elettricità italiana

Il mix elettrico italiano nel 2025, secondo il GSE Fuel Mix 2025 e i dati Terna:

Fonte
Quota
TWh
🔥 Gas naturale
44,57%
103,9 TWh
☀️ Fotovoltaico
~17,09%
~39,8 TWh
💧 Idroelettrico
~15,96%
~37,2 TWh
💨 Eolico
~8,24%
~19,2 TWh
🌿 Biomasse e rifiuti
~6,06%
~14,1 TWh
🔌 Import netto
~4,40%
~10,2 TWh
🌋 Geotermico
~2,03%
~4,7 TWh
⚫ Carbone
1,25%
2,9 TWh
🛢️ Prodotti petroliferi
0,40%
0,9 TWh
🌱 Rinnovabili totali
49,38%
115,1 TWh
⚡ Totale mix GSE (energia immessa in rete)
100%
~233 TWh

Gas naturale, carbone e prodotti petroliferi: dati esatti GSE Fuel Mix 2025. La scomposizione delle singole fonti rinnovabili è stimata applicando al totale rinnovabili GSE (49,38%) le quote reciproche pubblicate da Terna per il 2025.🟡 Il GSE Fuel Mix non pubblica la ripartizione delle rinnovabili per singola fonte. Il valore applica al totale ufficiale GSE le proporzioni interne che Terna calcola per la propria categoria FER: fotovoltaico 34,61%, idroelettrico 32,32%, eolico 16,69%, biomasse 12,27%, geotermico 4,11% (Terna, Rapporto Mensile Dicembre 2025). Fonte Terna →

Perché il consumo è 311,3 TWh ma il mix GSE è solo 233 TWh?

Il mix qui sopra usa la base di calcolo del Fuel Mix GSE (233 TWh) — l'energia immessa in rete, usata per legge per la composizione media in bolletta. Per definizione è già inferiore alla produzione fisica totale, perché "immessa in rete" esclude l'energia che chi la produce autoconsuma direttamente sul posto (tipico del fotovoltaico, in crescita con autoconsumo e comunità energetiche) — non è quindi solo una diversa convenzione sull'import, ma una base di partenza diversa fin dall'inizio. Per questo il totale Fuel Mix non si somma direttamente all'import per arrivare al fabbisogno: 233 + 46,9 TWh (saldo estero) farebbe solo 280 TWh, non 311,3. Lo scarto di circa 35 TWh rispetto alla produzione netta misurata da Terna (268,4 TWh) è verosimilmente autoconsumo non immesso in rete — non abbiamo trovato una cifra ufficiale che lo quantifichi con precisione per il 2025. Ecco invece la catena esatta, interamente su dati Terna, che porta al fabbisogno lordo nazionale:

+Produzione totale netta degli impianti italiani268,4 TWh
Energia assorbita da pompaggi e accumuli~4,0 TWh
=Produzione netta al consumo264,4 TWh
+Saldo estero (import 51,8 TWh − export 4,9 TWh)46,9 TWh
=Richiesta di energia elettrica (fabbisogno lordo)311,3 TWh

Perché nel mix l'import netto è ~10 TWh e non 46,9 TWh? Il GSE nel Fuel Mix distribuisce parte dell'import tra le fonti di origine (es. idroelettrico svizzero → "rinnovabile"). Il dato ~10,2 TWh (voce "Altre fonti" GSE) è la quota non attribuibile a nessuna fonte specifica.🟡 "Altre fonti" è la voce residuale del Fuel Mix GSE 2025: import non tracciato per origine e piccole quote non classificate altrove. Fonte GSE → Il dato 46,9 TWh è il saldo import/export fisico totale misurato da Terna/ENTSO-E.

Sezione 03

Quanto ci costa l'energia oggi

Prezzo all'ingrosso (PUN 2025)
115,9
€/MWh (ARERA, 2026)
Il più alto tra le principali borse europee. Francia: 61 €/MWh, Spagna: 65 €/MWh.
Bolletta domestica (I trim. 2026)
27,97
c€/kWh — Cliente Vulnerabile, Maggior Tutela
Include energia, rete, oneri di sistema e tasse. Consumo riferimento: 2.000 kWh/anno, 3 kW.
Dipendenza energetica dall'estero
~75%
del fabbisogno energetico totale
L'Italia importa la maggior parte dell'energia che consuma — principalmente gas e petrolio.

Le componenti della bolletta elettrica

Componente% circaCosa finanzia
Materia energia 52,3% Il costo reale dell'elettricità consumata, legato al PUN
Servizi di rete 20,4% Trasporto e distribuzione (Terna + distributori locali)
Commercializzazione 7,4% Attività di vendita svolta dal fornitore
Oneri di sistema (ASOS + ARIM) 10,0% Incentivi alle rinnovabili, efficienza energetica, settore ferroviario. La composizione interna è dettagliata più sotto. Gli oneri nucleari sono stati rimossi dalla bolletta nel 2023.
Imposte 9,9% IVA (10% uso domestico) e accise
Canone RAI fisso 90 €/anno addebitati in bolletta in 10 rate (gennaio–ottobre), introdotto nel 2016. Non dipende dai consumi — è uguale per tutte le famiglie con un'utenza elettrica domestica. Esenzioni previste per over 75 con reddito sotto 8.000 €/anno.

Fonte: ARERA, Relazione Annuale 2026 →

Perché l'Italia paga il doppio della Spagna?

Il confronto con i Paesi confinanti è immediato: Italia 115,9 €/MWh, Spagna 65,3 €/MWh, Francia 61,1 €/MWh (ARERA, Relazione annuale 2026). Quasi il doppio. I motivi sono quattro e si sommano tra loro.

Motivo 1
Dipendenza dal gas

In Italia il gas naturale copre ancora il 44,57% della produzione elettrica (mix GSE 2025). In Spagna i combustibili fossili coprono solo circa il 20% del fabbisogno, grazie a un potenziamento massiccio delle rinnovabili. Poiché il gas fissa il prezzo marginale del mercato elettrico, più gas usi più il prezzo è alto — e volatile.

Motivo 2
Il meccanismo del prezzo marginale

Nei mercati elettrici europei, l'ultima centrale necessaria a coprire la domanda fissa il prezzo per tutte le altre. In Spagna, grazie all'abbondanza di eolico e fotovoltaico, durante le ore diurne il gas non serve — il prezzo di borsa scende verso zero. In Italia il gas è quasi sempre necessario, quindi quasi sempre determina il prezzo.

Motivo 3
Ritardo negli investimenti rinnovabili

La Spagna ha investito prima e con iter autorizzativi più snelli nella capacità rinnovabile su larga scala (utility-scale). In Italia la burocrazia e la normativa frammentata per regione rallentano gli investimenti — i tempi di autorizzazione sono tra i più lunghi d'Europa (5–7 anni contro 2–3 della media UE). Questa disponibilità strutturale di energia pulita a basso costo ha sganciato il mercato spagnolo dalle oscillazioni del gas.

Motivo 4
Oneri fiscali e di rete

Oltre al costo della materia prima energetica, le bollette italiane sono appesantite da oneri fiscali, costi di rete e oneri aggiuntivi più alti rispetto alla media europea. Questo penalizza le famiglie e soprattutto le imprese rispetto ai concorrenti europei che operano con costi energetici strutturalmente più bassi.

Per approfondire il meccanismo del prezzo marginale e il ruolo del gas, vedi la sezione 08 del dibattito →

Sezione 04

Quanto potrebbe costare domani con le rinnovabili

Quanto della domanda elettrica potrebbero coprire le rinnovabili?

Il Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima (PNIEC 2024) fissa l'obiettivo di raggiungere il 79% di rinnovabili nella generazione elettrica entro il 2030. (MASE, PNIEC 2024 →)

Nel 2025 le rinnovabili hanno già coperto il 48% della produzione elettrica nazionale (ARERA) — un punto di partenza significativo ma ancora distante dall'obiettivo. Sul fabbisogno/consumo, la quota è più bassa: 41,1% (Terna), perché il denominatore include anche l'import.

A che costo?

Il costo di produzione (LCOE — Levelized Cost of Energy) delle rinnovabili è in calo costante. Secondo IRENA, Renewable Power Generation Costs in 2024:

FonteLCOE 2024 ($/MWh)Variazione sul 2023
💨 Eolico onshore34+3%
☀️ Fotovoltaico utility43+0,6%
💧 Idroelettrico57−2%
🌊 Eolico offshore fisso78 (Asia) · 80 (Europa)+4%

Fonte: IRENA, Renewable Power Generation Costs in 2024 →. I valori sono medie mondiali ponderate degli impianti entrati in esercizio nel 2024, non intervalli: variano sensibilmente da paese a paese. Per l'eolico onshore, ad esempio, Cina e Brasile registrano 29 e 30 $/MWh contro una media mondiale di 34.

Cosa resta da risolvere anche nello scenario migliore

Anche con una quota rinnovabili molto alta, rimangono sfide strutturali:

Intermittenza: sole e vento non producono sempre — servono accumuli (batterie, pompaggio idrico) e reti più intelligenti. L'Italia ha già ~7,3 GW di pompaggio idrico installato.

Calore industriale: fonderie, cementifici e industria chimica richiedono temperature molto alte, difficili da raggiungere con l'elettricità nel breve termine.

Trasporti pesanti: navi, aerei e camion a lungo raggio richiedono soluzioni diverse dall'elettrico diretto (idrogeno, biometano, SAF per l'aviazione).

Accumulo stagionale: spostare energia dall'estate all'inverno su scala nazionale è ancora tecnologicamente difficile e costoso.

Dato USA — contesto internazionale

Nel marzo 2025 le rinnovabili hanno superato per la prima volta il 50% della generazione elettrica mensile negli USA. Nel 2025 solare, batterie ed eolico hanno rappresentato il 92% delle nuove capacità installate negli Stati Uniti. (Fonte: EIA, Electric Power Monthly →) Questi dati non sono direttamente comparabili con l'Italia per struttura della rete e contesto normativo, ma indicano la velocità possibile della transizione a scala nazionale.

Sezione 05

PNIEC e MACSE: quanto siamo lontani dagli obiettivi 2030?

Il Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima (PNIEC 2024), consegnato alla Commissione Europea il 1° luglio 2024, fissa gli obiettivi italiani al 2030. Il MACSE (Meccanismo di Approvvigionamento di Capacità di Stoccaggio Elettrico), introdotto dal D.Lgs. 210/21, è lo strumento operativo per raggiungere gli obiettivi sugli accumuli attraverso aste competitive organizzate da Terna.

Questa tabella mostra obiettivi, stato attuale e gap da colmare — tutto con fonte verificata.

Obiettivo PNIEC 2030 Target 2030 Stato 2025 Gap
Rinnovabili nel mix elettrico 79% 48% −31 punti
Capacità solare + eolico installata 107 GW ~54 GW −53 GW
Nuovi accumuli utility-scale (MACSE) ~70 GWh 10 GWh * 14% completato
Rinnovabili sui consumi finali lordi totali 39,4% ~22% −17 punti
Riduzione emissioni settori non-ETS vs 2005 −40% In ritardo ~100 MtCO₂eq

* 10 GWh aggiudicati nella prima asta MACSE del 30 settembre 2025, consegna 2028. Si aggiungono ai 17 GWh già esistenti. Prossima asta: 16 GWh approvati da ARERA. Obiettivo totale al 2030: ~70 GWh di nuova capacità (Terna, DDS 2024).

Il MACSE — come funziona il meccanismo accumuli

Il MACSE è un meccanismo a termine: Terna organizza aste competitive in cui gli operatori si aggiudicano contratti di lungo periodo per fornire capacità di accumulo al sistema elettrico. Chi vince l'asta riceve un premio fisso annuo in cambio dell'obbligo di mettere la batteria a disposizione della rete.

I risultati della prima asta (30 settembre 2025): aggiudicati 10 GWh di batterie al litio, con domanda 4 volte superiore all'offerta — segnale di forte interesse del mercato. Prezzo medio ponderato: 12.959 €/MWh-anno, ben al di sotto del premio massimo di 37.000 €/MWh-anno. Gli impianti entreranno in funzione nel 2028. (Fonte: Terna, Lightbox →)

Il punto critico: i tempi sono stretti

Con 10 GWh aggiudicati su 70 necessari, e con gli impianti che entreranno in funzione solo nel 2028, raggiungere l'obiettivo PNIEC al 2030 richiederà aste successive rapide e di grande volume. ECCO Climate stima che il deficit cumulato sulle emissioni rispetto agli obiettivi europei valga circa 15 miliardi di euro in termini di potenziali sanzioni o acquisto di quote. (ECCO, Progress Report PNIEC 2025 →)

Fonti: MASE, PNIEC 2024 → · Terna, Rapporto Adeguatezza Italia 2025 → · ECCO, Progress Report PNIEC 2025 →

Sezione 06

Come si costruisce il prezzo finale del kWh

Tra il costo di produzione di un pannello solare (24–38 $/MWh, il più basso di qualsiasi fonte) e il prezzo che paghi in bolletta (27,97 c€/kWh = ~279 €/MWh) c'è un fattore 7–10. Questa sezione spiega come si costruisce quel divario, passo per passo.

Passo 1 — Il mercato del giorno prima (MGP)

Ogni giorno entro le ore 12:00, produttori di energia e grossisti presentano le loro offerte sul Mercato del Giorno Prima (MGP), gestito dal GME (Gestore dei Mercati Energetici). Si offre energia ora per ora per il giorno successivo: chi produce a 30 €/MWh offre 30, chi produce a 150 offre 150.

Il GME ordina tutte le offerte dal più economico al più caro — questa si chiama curva di merito (in inglese merit order). Poi "riempie" la domanda partendo dall'offerta più economica fino a soddisfare tutto il fabbisogno dell'ora. Il prezzo dell'ultima offerta accettata — quella che chiude il bilancio — diventa il prezzo per tutti.

Il risultato è il Prezzo Unico Nazionale (PUN) — la media ponderata dei prezzi zonali delle 7 zone italiane per quell'ora.

Il paradosso del prezzo marginale — perché il sole non abbassa la bolletta

Immagina un mezzogiorno di luglio: il fotovoltaico produce abbondantemente a costo quasi zero. Le offerte più economiche (solare, eolico, idro) coprono quasi tutta la domanda. Ma per chiudere il bilancio serve ancora una centrale a gas — la più costosa in lista. Quella centrale a gas fissa il prezzo per tutti, anche per l'energia solare che costa quasi nulla.

Questo è il meccanismo del prezzo marginale: efficiente per incentivare la produzione più economica, ma con il risultato che in Italia — dove il gas copre ancora il 44,57% del mix — il prezzo all'ingrosso rimane agganciato al costo del gas. Fonte: GME, mercatoelettrico.org →

Passo 2 — I contratti per differenza (CfD) e gli incentivi alle rinnovabili

Il meccanismo del prezzo marginale crea un problema per le rinnovabili: se il PUN crolla (perché c'è troppo solare), il fotovoltaico e l'eolico guadagnano pochissimo — il che scoraggia gli investimenti. Per risolvere questo problema, lo Stato usa i contratti per differenza (CfD).

Il CfD funziona così: viene fissato un prezzo di esercizio (strike price) — ad esempio 80 €/MWh per il fotovoltaico nel 2026. Poi:

Situazione di mercato Chi paga chi Effetto
PUN < 80 €/MWh (mercato basso) GSE paga al produttore la differenza Il produttore è protetto dai crolli
PUN > 80 €/MWh (mercato alto) Il produttore restituisce al GSE la differenza Il consumatore è protetto dai rialzi

È per questo che negli anni 2022-2023, con il PUN a 200-300 €/MWh per la crisi del gas, i produttori di rinnovabili incentivati hanno restituito miliardi di euro al GSE — non hanno guadagnato dalla crisi energetica. Il meccanismo è bidirezionale per legge. (Fonte: GSE, decreto FER X →)

I prezzi di riferimento 2026 per il FER X (il decreto incentivi rinnovabili): 80 €/MWh per il fotovoltaico, 85 €/MWh per l'eolico. I produttori fanno offerte al ribasso nelle aste GSE — vince chi chiede meno. (Fonte: Greenreport, FER X →)

Passo 3 — Dal PUN alla bolletta

Il PUN è il prezzo all'ingrosso. Tra quello e la bolletta finale si aggiungono strati successivi:

Componente Valore indicativo Chi la fissa
PUN (energia all'ingrosso) ~115,9 €/MWh (2025) Mercato (GME)
+ Commercializzazione al dettaglio ~5–15 €/MWh Fornitore
+ Servizi di rete (trasporto + distribuzione) ~60–70 €/MWh ARERA (regolato)
+ Oneri di sistema (incentivi rinnovabili, ecc.) ~30–35 €/MWh ARERA (regolato)
+ IVA e accise ~10% + accise Fisco
= Bolletta finale (I trim. 2026) ~279 €/MWh Totale

I valori della tabella sono indicativi per cliente domestico tipo (I trimestre 2026). La ripartizione esatta varia per tipo di contratto e consumo. Fonte: ARERA →

La conclusione contro-intuitiva: anche se fotovoltaico e eolico avessero costo di produzione zero, la bolletta non scende a zero. La rete di trasporto, la distribuzione locale, gli oneri di sistema e le tasse pesano quasi quanto la materia energia stessa. Abbassare il prezzo dell'energia all'ingrosso aiuta — come dimostra la Spagna con il PUN a 65 €/MWh contro il nostro 115,9 — ma da solo non basta a dimezzare la bolletta.

Sezione 06b

Cosa paghi davvero in bolletta — voce per voce

Il prezzo di riferimento ARERA per il cliente vulnerabile in Maggior Tutela nel II trimestre 2026 è di 30,24 c€/kWh tasse incluse. Ecco come si divide ogni centesimo che paghi.

Voce c€/kWh % bolletta Chi la fissa
Materia energia (PUN) 15,81 52,3% Mercato (GME)
Commercializzazione al dettaglio 2,24 7,4% Fornitore
Trasporto e gestione contatore 6,18 20,4% ARERA (regolato)
Oneri di sistema (ASOS + ARIM) 3,03 10,0% ARERA (regolato)
Imposte (IVA 10% + accise) 2,98 9,9% Fisco (Parlamento)
Totale 30,24 100% II trim. 2026

Cliente tipo vulnerabile in Maggior Tutela, consumi 2.000 kWh/anno, potenza 3 kW. Fonte: ARERA, Comunicato II trimestre 2026 →

Cosa puoi e non puoi cambiare

Guardando la tabella, solo una voce dipende dal tuo fornitore: la commercializzazione al dettaglio (7,4%). Tutto il resto — il prezzo dell'energia all'ingrosso, la rete, gli oneri, le tasse — è uguale per tutti i fornitori. Cambiare operatore può fare risparmiare qualcosa sulla commercializzazione, ma non cambia il 92,6% della bolletta.

Gli oneri di sistema — cosa finanziano davvero

Gli oneri di sistema (10% della bolletta) sono divisi in due componenti da ARERA:

ASOS (94,59% degli oneri totali): finanzia principalmente gli incentivi alle fonti rinnovabili. Di questa quota: il 69,34% va agli incentivi FER (ex componente A3), il 25,25% alle agevolazioni per le imprese energivore. La componente ASOS pesava molto di più negli anni scorsi — gli incentivi del primo Conto Energia (2005-2007) stanno terminando e ARERA stima un risparmio di circa 1–1,5 miliardi di euro all'anno a partire dal 2027.

ARIM (5,41% degli oneri totali): copre i rimanenti oneri generali — tariffe speciali per il servizio ferroviario (4,75%), promozione dell'efficienza energetica (0,66%). Dal 1° gennaio 2023 gli oneri nucleari (smantellamento centrali e gestione rifiuti radioattivi) sono stati fiscalizzati — rimossi dalla bolletta e trasferiti alla fiscalità generale. Non sono spariti: li paghi ancora, ma attraverso le tasse invece che in bolletta.

Le accise — l'imposta invisibile

Le accise sull'elettricità sono imposte indirette definite dal Testo Unico delle Accise (D.Lgs. 504/1995) e incassate dai fornitori per conto dell'erario. Per le utenze domestiche residenti:

Esenzione totale sui primi 150 kWh/mese (circa 1.800 kWh/anno) per le abitazioni con potenza fino a 3 kW. Sopra questa soglia si applicano accise crescenti. Le utenze non residenti (seconde case) pagano accise più alte e IVA al 22% invece del 10%.

L'effetto a cascata dell'IVA: l'IVA si applica sull'intero importo della bolletta, compresi gli oneri di sistema e le accise stesse. Questo significa che paghi l'IVA anche sulle altre imposte — un meccanismo che amplifica il peso fiscale totale.

Il canone RAI — la voce spesso dimenticata

Dal 2016 il canone RAI (90 €/anno) è incluso nelle bollette elettriche dei clienti domestici residenti, in 10 rate da 9 € da gennaio a ottobre. Non è una componente energetica — è un'imposta sul possesso di apparecchi televisivi — ma compare in bolletta per semplificarne la riscossione. Fonti: ARERA → · Agenzia delle Entrate →

Sezione 07

Glossario dei termini usati in questa pagina

Le unità di misura dell'energia — dalla bolletta alla rete nazionale

Prima di leggere i dati energetici è utile capire la scala delle unità di misura. Si parte dal Watt — l'unità base della potenza — e dal Wattora — l'unità base dell'energia.

Potenza (W) — quanto velocemente si produce o consuma energia
1 WWatt — unità base
1 kW= 1.000 W (un forno elettrico)
1 MW= 1.000 kW (un piccolo impianto solare)
1 GW= 1.000 MW (una grande centrale)
1 TW= 1.000 GW (scala nazionale/globale)
Energia (Wh) — quanta energia viene prodotta o consumata nel tempo
1 WhWattora — unità base
1 kWh= 1.000 Wh (unità della bolletta)
1 MWh= 1.000 kWh (mercato all'ingrosso)
1 GWh= 1.000 MWh (grandi accumuli)
1 TWh= 1.000 GWh (produzione nazionale)
Esempi pratici per capire la scala:
🏠 kWh — è l'unità della bolletta. Una famiglia italiana media consuma circa 2.700 kWh in un anno.
MWh — è l'unità del mercato all'ingrosso. Il prezzo unico nazionale (PUN) di 115,9 €/MWh equivale a circa 0,116 € per kWh.
🔋 GWh — è l'unità delle grandi batterie industriali (BESS). I 7,73 GW di BESS operativi in Italia corrispondono a circa 18,8 GWh di energia totale accumulabile.
🌍 TWh — è l'unità della produzione nazionale. L'Italia produce circa 268 TWh di elettricità all'anno (produzione netta, Terna 2025).
TWh (Terawattora)
Un miliardo di kilowattora. È l'unità usata per misurare la produzione o il consumo di grandi quantità di elettricità. Una famiglia media italiana consuma circa 2.700 kWh all'anno — 1 TWh basterebbero per circa 370.000 famiglie per un anno.
Mtep (Milioni di tonnellate equivalenti di petrolio)
Unità usata per confrontare fonti energetiche diverse (gas, petrolio, elettricità, calore) riportandole a un'unica misura. 1 Mtep = circa 11,63 TWh di elettricità.
Mix energetico
La combinazione di fonti usate per produrre elettricità in un dato paese o periodo. Il mix italiano 2025 (GSE Fuel Mix) è composto per il 44,57% da gas, il 49,38% da rinnovabili e il restante da carbone, prodotti petroliferi e quota non attribuita.
PUN (Prezzo Unico Nazionale)
Il prezzo medio dell'elettricità sul mercato all'ingrosso italiano, calcolato come media ponderata delle sette zone geografiche. È il riferimento per molti contratti di fornitura nel mercato libero.
Oneri di sistema
Costi che tutti i consumatori pagano in bolletta per finanziare attività di interesse generale: incentivi alle rinnovabili, bonus sociali, efficienza energetica. Rappresentano circa il 22% della bolletta nel 2025.
LCOE (costo di produzione)
Costo livellato dell'energia — quanto costa produrre un MWh considerando tutti i costi dell'impianto nell'arco della sua vita: costruzione, manutenzione, combustibile, smaltimento. Permette di confrontare tecnologie diverse.
Fattore di utilizzo
Percentuale del tempo in cui un impianto lavora alla piena potenza nominale. Un impianto con fattore di utilizzo del 22% produce in un anno l'equivalente di 1.930 ore a piena potenza su 8.760 ore totali.
Accumulo (storage)
Sistema che immagazzina energia quando è in eccesso e la rilascia quando serve. Include batterie elettrochimiche (ore), pompaggio idrico (ore/giorni) e altri sistemi per l'accumulo stagionale (ancora in sviluppo).
BESS (Battery Energy Storage System)
Sistema di accumulo a batterie di grande taglia, installato in impianti industriali o collegato direttamente alla rete elettrica. Immagazzina energia quando è in eccesso (es. nelle ore solari) e la rilascia quando serve. In Italia sono già operativi circa 7,73 GW di BESS, con altri 55–66 GW in fase di autorizzazione.
SAF (Sustainable Aviation Fuel — carburante sostenibile per l'aviazione)
Carburante per aerei prodotto da fonti rinnovabili invece che da petrolio. Può essere ottenuto da biomasse, da rifiuti organici o sinteticamente dall'idrogeno verde e dalla CO₂ catturata dall'aria. Riduce le emissioni del ciclo di vita fino all'80% rispetto al cherosene tradizionale. Il regolamento europeo ReFuelEU Aviation impone quote crescenti di SAF sui voli in partenza dall'UE.
MGP (Mercato del Giorno Prima)
Il principale mercato elettrico italiano, gestito dal GME (Gestore dei Mercati Energetici), dove produttori e acquirenti contrattano l'elettricità ora per ora il giorno prima della consegna. È qui che si forma il PUN.
CfD (Contratto per Differenza)
Meccanismo di incentivo per le rinnovabili: il produttore riceve un prezzo garantito fisso (prezzo di esercizio). Se il prezzo di mercato è più basso, lo Stato integra la differenza; se è più alto, il produttore restituisce la differenza. Stabilizza i ricavi e riduce il rischio degli investitori.
LCA (Analisi del Ciclo di Vita — Life Cycle Assessment)
Metodologia che misura l'impatto ambientale totale di un impianto dall'estrazione delle materie prime allo smaltimento finale. Per l'energia si misura in gCO₂eq/kWh — grammi di CO₂ equivalente per ogni kWh prodotto nell'intero ciclo di vita.
PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima)
Il documento strategico con cui ogni Stato membro UE definisce i propri obiettivi energetici e climatici al 2030. L'Italia ha consegnato il PNIEC 2024 alla Commissione Europea il 1° luglio 2024: obiettivo 79% rinnovabili sulla produzione elettrica.
MACSE (Meccanismo di Approvvigionamento di Capacità di Stoccaggio Elettrico)
Il meccanismo italiano per incentivare la costruzione di batterie di rete. Terna organizza aste competitive in cui gli operatori si aggiudicano contratti di lungo periodo in cambio dell'obbligo di mettere la capacità di accumulo a disposizione della rete.
Prezzo marginale (Merit Order)
Il meccanismo con cui si forma il prezzo dell'elettricità nei mercati europei: le centrali vengono chiamate a produrre in ordine crescente di costo (prima le rinnovabili, poi il gas), e l'ultima centrale necessaria fissa il prezzo per tutte. Questo spiega perché il gas determina quasi sempre il prezzo finale in Italia.
Dipendenza energetica
La percentuale del fabbisogno energetico totale coperta da importazioni. L'Italia dipende dall'estero per circa il 75% del proprio fabbisogno — principalmente gas naturale e petrolio.
SMR (Small Modular Reactor — reattore modulare di piccola taglia)
Reattori nucleari di nuova generazione con potenza inferiore a 300 MW (contro i 1.000–1.600 MW dei reattori tradizionali). Progettati per essere costruiti in serie in fabbrica e assemblati sul sito. Nessuno è ancora operativo in Occidente — sono in fase di sviluppo e pre-commerciale.
EGS (Enhanced Geothermal System — sistema geotermico avanzato)
Tecnologia geotermica che crea artificialmente serbatoi di calore in rocce calde ma secche, iniettando acqua in pressione. Potrebbe rendere la geotermia disponibile ovunque, non solo nelle zone vulcaniche. Ancora in fase di sviluppo commerciale.