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Fusione nucleare

Una tecnologia diversa dalla fissione, non una sua variante: fonde nuclei leggeri invece di scinderne di pesanti. Non è una fonte di energia disponibile — nessun impianto al mondo produce elettricità da fusione.

Nessun impianto in esercizio Primo plasma ITER previsto nel 2039 Impianti commerciali: 2040–2050
Aggiornato: agosto 2026 Fonti: ITER · IAEA · UKAEA · Fusion Industry Association
Blocco 1 — In parole semplici

Una tecnologia allo stadio sperimentale

Impianti in esercizio
0
nessun reattore al mondo produce elettricità da fusione
Primo plasma ITER
2039
esperimento scientifico, non produrrà elettricità (ITER Organization)
Impianti commerciali
2040–2050
orizzonte indicato dai progetti in corso, non una previsione del sito
Come leggere questa tabella
Ogni riga riporta un dato misurato, non un giudizio, e accanto il riferimento con cui confrontarlo. Il riferimento cambia a seconda di ciò che si misura: le emissioni si confrontano con la media della produzione elettrica italiana, il costo con il prezzo all'ingrosso dell'energia, il funzionamento con le ore dell'anno. Tecnologie diverse si misurano con grandezze diverse, e per questo le righe non sono le stesse su tutte le schede: un impianto a combustione si descrive con il suo rendimento, uno rinnovabile con quante ore lavora. Non troverai una classifica fra le fonti, perché non esiste un metro unico che le renda confrontabili.
🔬 Stato sperimentale la fusione non è una fonte di energia disponibile: nessun impianto al mondo produce elettricità da fusione. ITER, in costruzione a Cadarache, è un esperimento scientifico e non produrrà elettricità. Il successore DEMO sarà il primo reattore progettato per produrne.
📅 Orizzonte 2039 il primo plasma, 2040–2050 gli impianti commerciali date indicate dai progetti in corso e riportate qui attribuite a chi le ha formulate: il sito non formula previsioni. Le 8.760 ore dell'anno, con cui si misura il funzionamento di un impianto esistente, qui non sono applicabili.
💰 Costo di produzione non disponibile non esiste un impianto commerciale da cui ricavarlo, e nessuna fonte istituzionale pubblica un costo di produzione per la fusione. Non è confrontabile con il PUN medio 2025 (115,9 €/MWh) né con i costi delle tecnologie in esercizio.
🌿 Emissioni ciclo di vita non disponibili il rapporto UN-ECE 2021, che il sito usa per le altre tecnologie, non copre la fusione. [DA VERIFICARE: manca uno studio di ciclo di vita da fonte istituzionale]
Blocco 2

Per chi vuole approfondire

Come funziona, e a che punto è

La fusione nucleare fonde nuclei leggeri (deuterio e trizio) invece di scindere nuclei pesanti (uranio). I vantaggi teorici sono enormi: carburante praticamente illimitato (deuterio dall'acqua marina), nessun rischio di fusione del nocciolo, rifiuti radioattivi molto meno problematici rispetto alla fissione.

Lo stato attuale: il reattore sperimentale ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor), costruito in Francia con il contributo di 35 paesi tra cui l'Italia, dovrebbe raggiungere il primo plasma nel 2039. ITER non produrrà elettricità — è un esperimento scientifico per dimostrare la fattibilità fisica della fusione su scala industriale.

Parallelamente, circa 77 aziende private nel mondo stanno sviluppando reattori a fusione con investimenti privati per circa 13 miliardi di dollari (Fusion Industry Association, 2025)🟡 Dato da Fusion Industry Association, Global Fusion Industry in 2025 — fonte associativa di settore, non istituzionale. Il numero esatto di aziende e il totale degli investimenti varia tra le diverse edizioni del report.. Le più avanzate (Commonwealth Fusion Systems, TAE Technologies, Helion) puntano a dimostrare la fattibilità commerciale entro il 2030–2035.

Il contributo italiano alla fusione: l'Italia partecipa attivamente attraverso ENEA e aziende come ASG Superconductors di Genova, che produce magneti superconduttori per ITER🟡 Dato verificato su comunicati ASG Superconductors e Fusion for Energy (F4E), l'agenzia UE che gestisce il contributo europeo a ITER., e CESAR (Centro di Eccellenza per la Ricerca Agraria, spin-off Università di Perugia) che collabora su tecnologie di materiali per l'energia da fusione.

Il combustibile: deuterio, trizio, litio

La reazione su cui lavorano tutti i progetti in corso fonde due isotopi dell'idrogeno, il deuterio🟡 Isotopo dell'idrogeno con un neutrone in più. È stabile, non radioattivo, e si trova naturalmente nell'acqua. e il trizio🟡 Isotopo dell'idrogeno con due neutroni. È radioattivo e decade rapidamente: dopo circa dodici anni ne resta la metà. Per questo non esiste in natura se non in tracce e non si può conservare a lungo. Fonte: ITER →. I due nomi si leggono quasi sempre insieme, ma la loro disponibilità è opposta.

Il deuterio è praticamente inesauribile. Si distilla da qualunque forma d'acqua: in ogni metro cubo di acqua di mare ce ne sono 33 grammi, ed è già prodotto di routine per usi scientifici e industriali (ITER).

Il trizio no. In natura esiste solo in tracce e decade in circa dodici anni, quindi non si può nemmeno accumulare: una scorta si consuma da sola. ITER indica un inventario mondiale di circa venti chilogrammi, quello a cui attingerà nella sua fase operativa. La stessa fonte stima che un impianto da 1.000 MW consumerebbe circa 250 kg di combustibile all'anno, metà deuterio e metà trizio.

La via d'uscita non è estrarne di più, ma produrlo dentro la macchina. I neutroni che sfuggono al plasma incontrano il litio contenuto nel mantello (blanket)🟡 Lo strato che riveste la parete interna della camera. Ha due funzioni: assorbire il calore della reazione e produrre trizio dal litio che contiene. Fonte: ITER → che riveste la parete, e da quella reazione nasce trizio. Il litio è abbondante: ITER indica che le riserve terrestri già accertate e facilmente estraibili basterebbero a più di mille anni di centrali a fusione, e che le riserve nell'acqua di mare sono praticamente illimitate.

Ne segue che il ciclo del combustibile (fuel cycle)🟡 L'insieme degli impianti che recuperano il combustibile non bruciato dai gas di scarico, lo separano dalle impurità, lo purificano e lo rimettono nella macchina. In ITER è un sistema con sei sottosistemi dedicati. Fonte: ITER → non è un dettaglio impiantistico ma una condizione perché la tecnologia esista: in ITER la frazione di combustibile effettivamente bruciata a ogni passaggio è stimata intorno all'1%, e tutto il resto va recuperato e reimmesso. Un impianto commerciale dovrà inoltre produrre almeno tanto trizio quanto ne consuma.

È il motivo per cui questa parte, poco visibile, sta assorbendo investimenti pubblici. La UKAEA, l'agenzia atomica britannica, indica il recupero e il riutilizzo del trizio come elemento fondamentale per l'approvvigionamento delle future centrali, e sta realizzando a Culham due impianti dedicati: H3AT, costruito insieme a Eni, per studiare come processare, immagazzinare e riciclare il trizio, e LIBRTI, il programma sulla produzione di trizio dal litio.

Da dove viene il trizio che esiste oggi. L'IAEA, l'agenzia atomica delle Nazioni Unite, scrive che il trizio si forma in natura soprattutto negli strati alti dell'atmosfera, per effetto della radiazione cosmica su azoto e ossigeno, e che viene prodotto come sottoprodotto della fissione nucleare: qualche chilogrammo all'anno arriva dai reattori a acqua pesante🟡 Reattori a fissione che usano come moderatore acqua in cui l'idrogeno è sostituito dal deuterio. Il trizio vi si forma quando un neutrone viene catturato dal deuterio dell'acqua. I reattori ad acqua leggera ne producono in quantità minori. Fonte: IAEA, TECDOC-2076, § 2.4.4 →, come i CANDU canadesi, per attivazione neutronica del deuterio contenuto nell'acqua.

È il motivo per cui la quantità disponibile non dipende dalla fusione ma dal parco nucleare a fissione esistente, e perché ogni progetto di centrale a fusione deve prevedere di produrselo da sé: l'IAEA scrive che chi userà il trizio come combustibile dovrà considerare come allevarne una scorta autosufficiente, perché in natura non se ne trova in quantità sufficienti.

Blocco 3

Si dice / I dati dicono

Si dice...I dati dicono...
"La fusione è sempre stata 'a 30 anni dal traguardo' e lo sarà per sempre" Il sarcasmo è comprensibile — la fusione è stata promessa come imminente per decenni. Ma la situazione al 2026 è oggettivamente diversa: ITER è fisicamente costruito, i magneti superconduttori funzionano, e 77 aziende private stanno investendo miliardi. Il progresso tecnico è reale. Rimane incerta la data in cui un impianto commerciale sarà economicamente competitivo — probabilmente non prima del 2040–2050.
Blocco 4

Prospettive future

2039
ITER — primo plasma
Il reattore sperimentale internazionale in costruzione a Cadarache (Francia) dovrebbe raggiungere il primo plasma nel 2039. ITER non produrrà elettricità ma dimostrerà la fattibilità fisica della fusione a scala industriale. Il successore DEMO sarà il primo reattore a produrre elettricità da fusione.
2030 — 2035
Fusione privata — la corsa delle startup
Commonwealth Fusion Systems (MIT), Helion Energy e TAE Technologies puntano a dimostrare la fattibilità commerciale entro il 2030–2035 con approcci alternativi a ITER. Helion ha un accordo con Microsoft per fornire elettricità da fusione entro il 2028 — un obiettivo molto ambizioso e contestato da molti fisici.
❓ Domande aperte Le domande che i dati non risolvono

Su una tecnologia che non ha ancora prodotto un solo kilowattora commerciale, i dati disponibili descrivono lo stato della ricerca, non un'attività economica. Restano perciò aperte alcune questioni su cui i numeri non danno una risposta.

L'investimento privato è un segnale o un'aspettativa?

Secondo la Fusion Industry Association, associazione di categoria del settore, sono attive circa 77 aziende private con investimenti complessivi intorno ai 13 miliardi di dollari. È un dato riportato per orientamento e non da fonte istituzionale. Che cosa dimostri è però una questione aperta: capitale privato investito indica un'aspettativa di rendimento, non una prova che la tecnologia funzionerà, e la storia industriale offre esempi in entrambe le direzioni.

Che cosa significa "diversa dalla fissione"?

La differenza è fisica e verificabile: la fusione unisce nuclei leggeri invece di scindere nuclei pesanti, non impiega materiale fissile e non può innescare una reazione a catena incontrollata. Da questo non discende automaticamente che sia semplice o vicina: le sezioni precedenti riportano i vincoli dichiarati dalle fonti, a partire dal ciclo del combustibile e dalla disponibilità di trizio. Sicurezza intrinseca e maturità industriale sono due questioni distinte, e i dati esistenti riguardano la prima molto più della seconda.

Che peso dare a un orizzonte che nessuno può misurare

Le date che circolano — primo plasma di ITER, impianti dimostrativi, prime centrali commerciali — sono obiettivi dichiarati da chi realizza i progetti, non previsioni verificabili. Il sito le riporta attribuendole a chi le ha formulate. Quanto pesarle nelle scelte di oggi è una valutazione che dipende da quanto rischio si è disposti ad accettare, e non è ricavabile dai numeri.

Questa sezione non esprime un giudizio del sito sulla tecnologia. Raccoglie le domande che restano aperte dopo aver letto i dati, con i riferimenti per affrontarle. Le conclusioni spettano al lettore.

Fonti principali di questa scheda

ITER Organization (stato del progetto ITER)
ITER Organization — Fuelling (combustibile, inventario di trizio, ciclo del combustibile)
UKAEA — Tritium (recupero e riutilizzo del trizio, impianti H3AT e LIBRTI)
Fonti di settore e associazioni di categoria — riportate per orientamento, non come fonte dei dati pubblicati: