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Nucleare a fissione

La fissione delle centrali a uranio, con una sezione dedicata ai reattori modulari di piccola taglia (SMR), che sono una variante della stessa tecnologia e non hanno ancora impianti in esercizio commerciale in Occidente. Dati, prospettive e analisi economica della Banca d'Italia. La fusione nucleare è una tecnologia diversa e ha una scheda dedicata.

175–255 $/MWh per nuovi impianti (Lazard, USA) 7.000–8.150 ore equivalenti su 8.760 Nessun reattore SMR in esercizio commerciale in Occidente
Aggiornato: ottobre 2026 Fonti: Lazard · IEA · Banca d'Italia · UN-ECE
Blocco 1 — In parole semplici

Due tecnologie diverse

Fissione tradizionale (centrali a uranio esistenti)

Costo di produzione 2026
175–255
$/MWh per nuovi impianti (Lazard 2026)
Fattore di utilizzo
80–93%
delle 8.760 ore di un anno, cioè fra 7.000 e 8.150 ore equivalenti a piena potenza
Emissioni ciclo di vita
5,1
gCO₂eq/kWh, reattore ad acqua pressurizzata (UN-ECE 2021)
Tempi costruzione recenti
16–25
anni (Flamanville, Vogtle, Hinkley)
Come leggere questa tabella
Ogni riga riporta un dato misurato, non un giudizio, e accanto il riferimento con cui confrontarlo. Il riferimento cambia a seconda di ciò che si misura: le emissioni si confrontano con la media della produzione elettrica italiana, il costo con il prezzo all'ingrosso dell'energia, il funzionamento con le ore dell'anno. Tecnologie diverse si misurano con grandezze diverse, e per questo le righe non sono le stesse su tutte le schede: un impianto a combustione si descrive con il suo rendimento, uno rinnovabile con quante ore lavora. Non troverai una classifica fra le fonti, perché non esiste un metro unico che le renda confrontabili.
💰 Costo — Fissione 175–255 $/MWh per nuovi impianti, in dollari e su modello statunitense (Lazard 2026, edizione 19.0): non è il costo di un impianto italiano. La media dell'intervallo è 215 $/MWh. L'intervallo è costruito su due soli reattori🟡 Lazard dichiara che l'intervallo si basa sulle stime di costo pubblicamente disponibili per le unità 3 e 4 di Vogtle, negli Stati Uniti, «il dato osservabile più recente per un progetto nucleare statunitense completato»: l'estremo alto corrisponde all'unità 3, quello basso all'unità 4, con una curva di apprendimento stimata al 30% fra le due. Non è quindi una media di impianti, ed è riferito al progetto occidentale più costoso fra quelli completati di recente.. Flamanville 3 (Francia) è costato ~13 miliardi invece dei 3,3 previsti. Vogtle 3&4 (USA) ha superato i 35 miliardi. Gli interessi sul capitale immobilizzato durante la costruzione possono pesare dal 17% al 49% del costo totale (Banca d'Italia, 2025). Perché questo valore non si può trasferire all'Italia🟡 Il costo di produzione dipende dall'inverso del fattore di utilizzo: a parità di investimento, un impianto che in un anno produce meno energia ha un costo più alto per ogni kilowattora. Una media mondiale o un modello statunitense comprendono siti con irraggiamento, ventosità o condizioni di esercizio diversi da quelli italiani, e quindi non descrivono il costo di un impianto in Italia. [DA VERIFICARE: manca un costo di produzione italiano da fonte istituzionale].
♻️ Costo — Impianti esistenti 26–36 $/MWh è il costo marginale di generazione di un reattore già ammortizzato, cioè quanto costa continuare a farlo funzionare invece di costruirne uno nuovo. La stessa fonte indica 32–51 $/MWh per un ciclo combinato a gas esistente e 34–69 per una centrale a carbone esistente. Il confronto che ne esce è interno alla stessa tabella: costruire un reattore nuovo costa in media 215 $/MWh, tenerne acceso uno esistente 31. Perché la differenza è così ampia🟡 Il costo di un impianto nuovo comprende l'investimento iniziale e gli interessi maturati durante la costruzione, che nel nucleare pesano moltissimo per via dei tempi di cantiere. Un impianto già ammortizzato quei costi li ha già assorbiti: restano combustibile, manutenzione ed esercizio. È il motivo per cui prolungare la vita degli impianti esistenti e costruirne di nuovi sono due decisioni economiche diverse, che non si valutano con lo stesso numero. Fonte: Lazard, edizione 19.0 →.
⚡ Fattore di utilizzo 80–93% delle 8.760 ore di un anno: il fattore di utilizzo🟡 Il fattore di utilizzo confronta l'energia prodotta in un anno con quella che l'impianto produrrebbe funzionando sempre alla sua potenza massima, per tutte le 8.760 ore dell'anno. Le ore indicate sono quindi ore equivalenti a piena potenza, non ore di funzionamento effettivo. corrisponde a un valore fra 7.000 e 8.150 ore equivalenti a piena potenza. La produzione non dipende dal sole né dal vento, ed è utile per coprire i picchi di domanda invernale.
🌿 Emissioni CO₂ 5,1 gCO₂eq/kWh sull'intero ciclo di vita🟡 Il ciclo di vita comprende tutto ciò che l'impianto comporta dall'inizio alla fine: estrazione dei materiali, costruzione, trasporto, installazione, funzionamento e smantellamento, spalmati sull'elettricità prodotta in tutti i suoi anni di esercizio. È una misura diversa dal fattore di emissione da combustione, che conta soltanto ciò che esce dal camino mentre l'impianto funziona. per il reattore ad acqua pressurizzata, misurati in grammi di anidride carbonica equivalente🟡 «Equivalente» significa che i diversi gas serra — anidride carbonica, metano, protossido di azoto — sono convertiti in un'unica misura, calcolando quanta anidride carbonica produrrebbe lo stesso effetto sul clima. Fonte → per kilowattora (UN-ECE 2021). Non c'è combustione di combustibili fossili, quindi il numero non è confrontabile con i fattori di emissione da combustione delle centrali termiche. Il punto aperto non è l'anidride carbonica ma i rifiuti radioattivi e i costi di smantellamento (decommissioning).
⚛️ SMR — Stato nessuno in esercizio in Occidente I reattori modulari di piccola taglia (Small Modular Reactor) promettono costruzione in fabbrica, tempi più brevi e costi ridotti. Ma nessun SMR commerciale è ancora in funzione in Occidente. Il caso NuScale (USA) è stato abbandonato dopo che i costi sono passati da 3,6 a 9,3 miliardi.
Blocco 2

Per chi vuole approfondire

SMR — Reattori modulari di piccola taglia

Gli SMR (Small Modular Reactor — reattori modulari di piccola taglia) sono reattori nucleari con potenza inferiore a 300 MW elettrici, progettati per essere costruiti in fabbrica e assemblati in sito. La promessa: costruzione più rapida, costi più prevedibili, maggiore flessibilità di localizzazione rispetto alle centrali tradizionali.

La realtà al 2026: nessun SMR commerciale è in funzione in Occidente. Il caso più noto di fallimento è NuScale (USA): il progetto è stato abbandonato nel 2023 dopo che i costi stimati sono passati da 3,6 a 9,3 miliardi di dollari. L'SMR di Shidao Bay in Cina ha subito ritardi di oltre 16 anni e aumenti di costo superiori al 200%.

In Europa il progetto SMR più avanzato è quello di Rolls-Royce nel Regno Unito🟡 Stato del progetto verificato su fonti giornalistiche (Financial Times, Reuters) al luglio 2026 — non ancora approvazione regolatoria definitiva. Fonte: Rolls-Royce SMR →, con una decisione di investimento finale attesa per il 2026–2027 e un primo impianto non prima del 2035.

L'acqua di raffreddamento

In qualunque centrale a vapore circa due terzi del calore prodotto non diventa elettricità e va dissipato: è un limite fisico del ciclo termodinamico, non un difetto di progetto. Nel nucleare quel calore si smaltisce con l'acqua, ed è il motivo per cui la disponibilità idrica condiziona dove un impianto può sorgere e quanto può produrre nei mesi caldi.

Per leggere i numeri servono due parole distinte, che l'IAEA tiene separate: prelievo e consumo🟡 Il prelievo è l'acqua tolta da un fiume, un lago o dal mare. Il consumo è la parte che non torna alla fonte, perché evapora o perché viene degradata. Un impianto a ciclo aperto preleva moltissimo e consuma poco, restituendo quasi tutta l'acqua più calda di qualche grado; una torre evaporativa preleva molto meno ma consuma quasi tutto ciò che preleva. Confondere i due termini è il modo più rapido per far dire a questi numeri il contrario di quello che dicono. Fonte: IAEA, NP-T-2.6 →.

🚰 Prelievo, ciclo aperto 95–230 m³/MWh acqua prelevata e restituita alla fonte. Un impianto da 1.000 MW elettrici a ciclo aperto fa passare nel condensatore fra 26 e 64 metri cubi al secondo. Un impianto a combustibile fossile di pari potenza ne preleva 76–190 m³/MWh, un ciclo combinato a gas 29–76 (IAEA).
💧 Consumo, torri evaporative 3–4 m³/MWh acqua che evapora e non torna alla fonte. Le torri riducono il prelievo di circa il 95% rispetto al ciclo aperto, ma consumano il 3–5% dell'acqua che ricircolano. Per il fossile il consumo è 2 m³/MWh, per il ciclo combinato 1 (IAEA).
⚙️ Rendimento e calore da smaltire 33–36% è il rendimento termico degli impianti nucleari in esercizio. L'IAEA scrive che il fabbisogno di acqua di raffreddamento del nucleare supera in media del 20–25% quello di una centrale fossile di pari potenza, proprio perché il rendimento è più basso: meno energia diventa elettricità, più calore va dissipato.

Come sono raffreddati gli impianti nel mondo. Secondo il censimento IAEA, il 45% usa il mare a ciclo aperto, il 15% un lago, il 14% un fiume, e il 26% torri di raffreddamento a circuito chiuso. Tre impianti su quattro, quindi, dipendono direttamente da un corpo d'acqua.

Che cosa succede quando l'acqua manca o è troppo calda. Le limitazioni estive non hanno una causa sola: si sommano la portata ridotta del fiume, la sua temperatura più alta — che rende l'acqua meno efficace nel condensatore — e i limiti normativi allo scarico termico, posti per proteggere la vita acquatica. L'IAEA cita due episodi: nell'estate 2003 in Francia 17 reattori su 58 lavorarono a potenza ridotta o furono fermati per siccità e mancanza d'acqua; nella siccità del 2007 nel sud-est degli Stati Uniti diversi impianti dovettero ridurre la produzione fino al 50% per i bassi livelli dei fiumi.

Si può raffreddare ad aria? Sì, e alcuni impianti termoelettrici lo fanno, ma il conto si sposta sulla produzione: l'IAEA indica una perdita di generazione intorno al 2% su base annua rispetto al raffreddamento a umido, che nelle ore più calde può arrivare al 25%, perché l'aria non scende mai sotto la propria temperatura. In più una torre a secco occupa circa 2,2 volte l'area di una torre a umido ed è più alta di quasi il doppio. È il motivo per cui la scelta del sistema di raffreddamento non è un dettaglio impiantistico ma una decisione che pesa su costi, resa e localizzazione.

In Italia non esistono centrali nucleari in esercizio, quindi non esiste un dato italiano su questa voce: i valori qui riportati sono medie internazionali pubblicate dall'IAEA. Vale però la conseguenza generale, che riguarda qualunque ipotesi di nuovo impianto: un reattore raffreddato ad acqua richiede un sito con acqua fredda e abbondante, cioè la costa o un grande corso d'acqua, e nei mesi in cui la domanda elettrica è più alta è anche il momento in cui l'acqua è più scarsa e più calda.

Sicurezza e incidenti

Perché questa sezione. Sicurezza e incidenti sono fra le prime domande che si fanno sul nucleare, ed è per questo che la sezione è nata qui. Ma ogni tecnologia energetica ha rischi per le persone: incidenti negli impianti e nei cantieri, effetti sulla salute durante il funzionamento normale. Una sezione con lo stesso schema è presente nella scheda di ogni altra tecnologia: nessuna va letta come una classifica della sicurezza fra le fonti. Se una tecnologia ha poche righe è perché le fonti istituzionali riportano poco, non perché l'abbiamo trattata con meno attenzione. Per gli effetti dell'inquinamento dell'aria, che riguardano le tecnologie che bruciano un combustibile, si veda la sezione 07b del contesto.

Per misurare la gravità di un evento nucleare esiste una scala internazionale, la scala INES🟡 INES sta per International Nuclear and Radiological Event Scale, scala internazionale degli eventi nucleari e radiologici. L'ha costruita l'IAEA (Agenzia internazionale per l'energia atomica, l'agenzia delle Nazioni Unite per il nucleare) insieme all'Agenzia per l'energia nucleare dell'OCSE, ed è usata dal 1990. L'IAEA avverte che la scala serve a comunicare la gravità di un singolo evento e che non è appropriato usarla per confrontare la sicurezza fra impianti, organizzazioni o Paesi. Fonte: IAEA, opuscolo INES (copia pubblicata dall'autorità di sicurezza nucleare belga) →. Ha sette livelli: quelli dall'1 al 3 l'IAEA li chiama in inglese incidents, guasti e anomalie; quelli dal 4 al 7 accidents, incidenti veri e propri. Secondo l'IAEA ogni livello corrisponde a una gravità circa dieci volte maggiore del precedente.

⚠️ Three Mile Island, Stati Uniti, 1979 Livello 5 danno grave al nocciolo del reattore. È l'esempio che l'IAEA usa per il livello 5 (IAEA).
☢️ Chernobyl, Unione Sovietica (oggi Ucraina), 1986 Livello 7 effetti diffusi su salute e ambiente, con il rilascio all'esterno di una frazione significativa del materiale radioattivo del nocciolo. È l'esempio che l'IAEA usa per il livello massimo (IAEA).
☢️ Fukushima Daiichi, Giappone, 2011 Livello 7 classificato in via provvisoria dalle autorità giapponesi il 12 aprile 2011, sullo stesso livello di Chernobyl (Ministero dell'ambiente del Giappone). Terremoto e tsunami fecero mancare l'elettricità alla centrale, dall'esterno e dall'interno: tre dei sei reattori subirono danni gravi al nocciolo (Nazioni Unite, UNSCEAR).

Perché Chernobyl. Il reattore era di tipo RBMK🟡 RBMK è la sigla russa di un reattore raffreddato ad acqua bollente e moderato con grafite, progettato e costruito in Unione Sovietica. Secondo l'Agenzia per l'energia nucleare dell'OCSE questo modello rimase confinato alle repubbliche sovietiche, mentre l'altro tipo di reattore sovietico, ad acqua pressurizzata, fu esportato. Fonte: OCSE-NEA, Chernobyl, capitolo I →, con una caratteristica che l'Agenzia per l'energia nucleare dell'OCSE indica come la più importante: sotto il 20% della potenza massima diventava instabile e soggetto a improvvisi picchi di potenza. La notte del 26 aprile 1986 era in corso un test elettrico: il sistema di raffreddamento d'emergenza era stato escluso, la potenza era scesa per errore a livelli bassissimi e nel reattore erano rimaste 6-8 barre di controllo, contro un minimo prescritto di 30. L'agenzia conclude che l'incidente fu il prodotto di una mancanza di cultura della sicurezza: un progetto poco sicuro e poco tollerante verso gli errori, operatori non informati del pericolo, procedure non rispettate. Le prime analisi del 1986 diedero più peso agli errori degli operatori; quelle successive un po' di più ai difetti di progetto (OCSE-NEA).

Gli effetti sanitari di Chernobyl accertati. L'esplosione uccise 2 lavoratori; 134 fra personale della centrale e soccorritori ebbero la sindrome acuta da radiazioni, e 28 di loro morirono nei primi tre mesi (Commissione canadese per la sicurezza nucleare, sintesi dei rapporti UNSCEAR). Fra la popolazione, l'unica prova di effetti delle radiazioni è l'aumento dei tumori della tiroide in chi nel 1986 era bambino o adolescente: oltre 6.000 casi fra il 1991 e il 2005, 15 dei quali mortali entro il 2005🟡 Dati dell'UNSCEAR, il comitato scientifico delle Nazioni Unite sugli effetti delle radiazioni ionizzanti, per Bielorussia, Ucraina e le quattro regioni più colpite della Russia. Una parte sostanziale dei casi è attribuita al latte bevuto nel 1986, contaminato da iodio radioattivo. Contando fino al 2015, i casi registrati si avvicinano a 20.000, di cui circa 5.000 attribuiti alle radiazioni; gli altri dipendono dall'invecchiamento della popolazione, dalla maggiore attenzione e da diagnosi più sensibili. Fonte: Nazioni Unite, rapporto UNSCEAR 2008 → Aggiornamento al 2015: CNSC →. Nel 1986 furono evacuate 116.000 persone e negli anni successivi ne furono trasferite altre 230.000 (Nazioni Unite, OMS 2006). Secondo il Chernobyl Forum delle agenzie ONU, l'impatto sulla salute mentale è stato il più grande problema di salute pubblica creato dall'incidente (OMS, 2005).

Le stime dei morti futuri: tre numeri per tre popolazioni diverse. I decessi per cancro attesi nel corso della vita delle persone esposte non si contano: si stimano con modelli, perché fra milioni di persone non si può dire quale tumore sia dovuto alle radiazioni. Le stime pubblicate dalle istituzioni sono queste.

👷 Soccorritori del 1986-87, evacuati, residenti delle zone più contaminate circa 4.000 su circa 600.000 persone stima del Chernobyl Forum, che riunisce OMS, IAEA e altre agenzie delle Nazioni Unite (OMS, 2005).
🏘️ Le stesse più i residenti delle altre zone contaminate di Bielorussia, Russia e Ucraina fino a circa 9.000 su circa 6 milioni stima dell'Organizzazione mondiale della sanità (Nazioni Unite, 2006); la dimensione della popolazione è quella riportata dalla IARC.
🌍 Tutta l'Europa, Italia compresa, fino al 2065 circa 16.000 su circa 570 milioni stima dell'IARC🟡 IARC è l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, che fa parte dell'Organizzazione mondiale della sanità. Il suo intervallo di incertezza va da 6.700 a 38.000 decessi. L'agenzia aggiunge che questi decessi sarebbero circa lo 0,01% dei decessi per cancro della popolazione considerata, e che per questo è improbabile riuscire a vederli nelle statistiche nazionali. Fonte: IARC, The Cancer Burden from Chernobyl in Europe →, con un intervallo di incertezza molto ampio.

I tre numeri non si contraddicono: cambia la popolazione considerata. Sono tutti previsioni statistiche, ottenute applicando alle dosi stimate modelli di rischio ricavati da altre popolazioni esposte alle radiazioni. Per la stima europea la IARC dichiara di assumere che anche le dosi più basse aumentino un poco il rischio, e riconosce che su questo punto esiste una controversia scientifica. Per questo l'UNSCEAR ha deciso di non usare modelli per calcolare numeri assoluti di effetti nelle popolazioni esposte a dosi basse, a causa di incertezze che giudica inaccettabili (Nazioni Unite, 2011).

Gli effetti sanitari di Fukushima. Nel rapporto 2020/2021 l'UNSCEAR scrive che fra i residenti di Fukushima non sono stati documentati effetti negativi sulla salute direttamente attribuibili alle radiazioni dell'incidente, e che è improbabile che effetti futuri, come i tumori, siano distinguibili. Il forte aumento di tumori della tiroide rilevati nei bambini viene attribuito agli screening con ecografie ultrasensibili, non alle radiazioni (Nazioni Unite, 2021). Le oltre 20.000 vittime del marzo 2011 sono dovute al terremoto e allo tsunami, non alla centrale. [DA VERIFICARE: numero degli evacuati e decessi legati all'evacuazione, non ancora letti in una fonte istituzionale.]

Che cosa è cambiato dopo Fukushima: il Giappone. Nel settembre 2012 il Giappone ha creato una nuova autorità di controllo, la NRA🟡 NRA sta per Nuclear Regulation Authority, autorità di regolazione nucleare, istituita il 19 settembre 2012. Nel documento che presenta le nuove regole la stessa autorità elenca i difetti emersi dalle inchieste: le misure contro gli incidenti gravi erano lasciate alla discrezione degli operatori e non esisteva una norma per applicare le regole nuove agli impianti già autorizzati. Scrive anche che il cosiddetto "mito della sicurezza" aveva ostacolato la sicurezza nucleare in Giappone prima dell'incidente. Fonte: NRA, luglio-agosto 2013 →, e dall'8 luglio 2013 regole nuove che valgono anche per le centrali esistenti: un reattore riparte solo dopo averle rispettate. Le regole definiscono uno "tsunami di progetto" superiore al più grande mai registrato e chiedono dighe marittime e porte stagne; impongono la difesa da eruzioni vulcaniche, tornado e incendi boschivi; portano le batterie di emergenza da 30 minuti a 24 ore di autonomia e aggiungono generatori fissi e mobili con carburante per sette giorni; richiedono un impianto di riserva separato contro lo schianto intenzionale di un aereo (NRA, 2013).

Nel febbraio 2025 il governo giapponese ha approvato il settimo Piano strategico per l'energia, che punta a usare al massimo sia le rinnovabili sia il nucleare. Il nucleare, che grazie ai riavvii delle centrali valeva l'8,5% della produzione elettrica nell'anno fiscale 2023, dovrebbe arrivare al 20% nel 2040, con le rinnovabili al 40-50%. Il piano prevede di accelerare i riavvii, sempre dopo le verifiche di sicurezza, e di costruire reattori di nuova generazione al posto di quelli da smantellare (Agenzia giapponese per le risorse naturali e l'energia, 2025).

Che cosa è cambiato dopo Fukushima: la Francia. Il 23 marzo 2011, dodici giorni dopo l'incidente, il governo francese chiese di riesaminare tutti i reattori in esercizio, in parallelo con i test di resistenza decisi dall'Unione europea. Partendo dal fatto che a Fukushima erano mancate acqua ed elettricità per raffreddare il combustibile, l'autorità di sicurezza nucleare impose a EDF misure su tutti i reattori: punti di collegamento per pompe e generatori mobili, un generatore diesel di ultimo soccorso per ogni reattore (installato ovunque da febbraio 2021), una fonte d'acqua di ultimo soccorso per ogni reattore, protezioni contro inondazioni estreme sui siti che ne avevano bisogno (completate dal 2017), e una squadra nazionale d'intervento rapido, la FARN🟡 FARN sta per Force d'action rapide du nucléaire, forza d'azione rapida del nucleare. Creata nel 2012, può raggiungere una centrale in difficoltà in meno di 24 ore e collegarle dall'esterno acqua, elettricità e aria compressa; da fine 2015 può intervenire contemporaneamente su tutti i reattori di uno stesso sito. Fonte: ASNR, nota del 19 febbraio 2026 →. L'autorità chiese anche un "nocciolo duro" di apparecchiature capaci di resistere a terremoti, inondazioni, venti e trombe d'aria più forti di quelli considerati fino ad allora.

Anche l'EPR di Flamanville, ancora in costruzione, fu riesaminato nel 2012 e ricevette dotazioni aggiuntive rispetto al progetto iniziale: una fonte d'acqua di ultimo soccorso, cioè un bacino in cima alla falesia su cui sorge la centrale, mezzi mobili per rabboccare d'acqua la piscina del combustibile e i generatori di vapore, mezzi mobili per rifornire di carburante e olio i generatori di emergenza. L'autorità francese spiega che le aggiunte sono state poche perché il reattore era già progettato per un terremoto più forte del livello "estremo" fissato dopo Fukushima. Il primo nuovo centro di crisi resistente agli eventi estremi è entrato in servizio a Flamanville nell'ottobre 2020 (ASNR, 2026).

La sicurezza passiva. Nei reattori di generazione più recente alcuni sistemi di sicurezza funzionano senza pompe, motori diesel né elettricità esterna, sfruttando gravità, circolazione naturale e gas compresso. Sono sistemi che non dipendono dall'alimentazione elettrica, quella venuta a mancare a Fukushima. Per il reattore AP1000, lo stesso costruito a Vogtle, i principali sistemi di sicurezza sono progettati per non richiedere alcun intervento degli operatori per 72 ore dopo gli incidenti più gravi previsti dal progetto (IAEA, scheda del progettista🟡 La scheda è pubblicata nel sistema informativo sui reattori avanzati dell'IAEA, ma i contenuti sono forniti dal progettista Westinghouse (aggiornamento 2011). Si tratta quindi di una caratteristica di progetto dichiarata, non di un risultato osservato in un incidente reale. La stessa scheda prevedeva un cantiere di 3 anni e l'entrata in esercizio commerciale delle due unità di Vogtle nel 2016 e nel 2017: per i tempi effettivi si veda la sezione sui costi e sui tempi di questa scheda. Fonte: IAEA ARIS, AP1000 →).

Reattori avanzati (AMR) e raffreddamento a piombo

Accanto agli SMR, che restano reattori ad acqua di taglia ridotta, si parla di reattori avanzati (AMR)🟡 Advanced Modular Reactor. A differenza degli SMR non hanno una potenza standard e usano refrigeranti diversi dall'acqua: piombo, sodio, sali fusi o gas. Sono le tecnologie che il Generation IV International Forum classifica come quarta generazione.: macchine che sostituiscono l'acqua con un metallo liquido, un sale fuso o un gas. Il disegno di legge italiano sul nucleare sostenibile le nomina esplicitamente, e in Italia la tecnologia di cui si parla di più è quella raffreddata a piombo liquido.

Il quadro lo pubblica il Generation IV International Forum, che coordina la ricerca su queste tecnologie presso l'Agenzia per l'energia nucleare dell'OCSE, e la prima riga è netta: non esiste oggi al mondo alcun reattore raffreddato a piombo in esercizio. L'unico in costruzione è il BREST-OD-300 russo, da 300 MW elettrici, avviato nel 2021 come dimostratore. Tutti gli altri sono progetti: ALFRED e ELFR in ambito europeo, MYRRHA in Belgio, SEALER in Svezia, e i due impianti di newcleo, società fondata da un imprenditore italiano e con sede in Francia. Le date che accompagnano ciascun progetto — dal 2030 al 2050 — sono quelle dichiarate dai proponenti e raccolte dal Forum, non previsioni.

Perché il piombo. Bolle a 1.743 °C, quindi l'impianto lavora a pressione atmosferica e non esiste il rischio che il refrigerante evapori lasciando scoperto il nocciolo. Non reagisce con acqua e aria, a differenza del sodio. Scherma i raggi gamma e trattiene alcuni prodotti di fissione, fra cui iodio e cesio, fino a 600 °C: in caso di rilascio dal combustibile, ne uscirebbe meno materiale radioattivo. La circolazione naturale del piombo consente inoltre di smaltire il calore residuo anche senza alimentazione elettrica.

Perché è difficile. Gli ostacoli li elenca lo stesso Forum, e sono di ingegneria dei materiali più che di fisica. Il piombo fonde a 327 °C: sotto quella soglia solidifica, quindi il circuito va tenuto caldo per tutta la vita dell'impianto. È opaco, e questo rende complicate le ispezioni in servizio e la movimentazione del combustibile, operazioni che in un reattore ad acqua si fanno guardando. Alle alte temperature corrode gli acciai strutturali, ed è il principale filone di ricerca aperto: si lavora sul controllo dell'ossigeno e su rivestimenti protettivi. Infine è molto denso, il che impone di progettare la struttura tenendo conto delle sollecitazioni sismiche — considerazione non secondaria in Italia.

In Italia non esiste alcun impianto di questo tipo in esercizio né in costruzione. Il Centro ENEA del Brasimone, sull'Appennino bolognese, lavora sulle tecnologie del piombo e nel 2024 ha ospitato la riunione del comitato del Forum dedicato a questi reattori.

L'analisi economico-finanziaria della Banca d'Italia

La Banca d'Italia ha pubblicato nel 2025 un'analisi indipendente sul possibile ritorno al nucleare in Italia: "L'atomo fuggente: analisi di un possibile ritorno al nucleare in Italia" (Questioni di Economia e Finanza n. 947, 2025).

La conclusione principale: oggi il nucleare non offre vantaggi evidenti in termini di costi, tempi o impatto sul sistema elettrico rispetto alle rinnovabili integrate con accumuli e reti intelligenti.

Un elemento particolarmente rilevante: gli interessi finanziari sul capitale immobilizzato durante la costruzione possono pesare in modo determinante sul costo finale. Per una centrale completata in 5 anni con tasso di interesse al 5%, gli interessi pesano per il 17% dei costi diretti. Se i tempi diventano 7 anni e il tasso sale al 10%, il peso degli interessi arriva al 49%.

Sulla bolletta: secondo la Banca d'Italia, il ritorno al nucleare non abbasserebbe sensibilmente i prezzi finali dell'elettricità per il consumatore italiano, ma potrebbe ridurne la volatilità per chi sottoscrive contratti a lungo termine.

Esiste anche una memoria della Banca d'Italia trasmessa alla Camera sul DDL delega AC 2669 (febbraio 2026), che approfondisce le implicazioni normative del possibile ritorno al nucleare.

Aggiornamento al 26 settembre 2026. Quel disegno di legge ha concluso l'iter parlamentare. Presentato dal Governo il 17 ottobre 2025 come atto Camera 2669, e' stato approvato dalla Camera il 4 giugno 2026 e trasmesso al Senato l'8 giugno come atto 1924 (fonte: scheda del progetto di legge sul sito della Camera)🟡 La scheda istituzionale riporta presentazione, iniziativa del Governo, assegnazione alle Commissioni VIII Ambiente e X Attivita' produttive, approvazione in Assemblea il 4 giugno 2026 e trasmissione al Senato. Fonte: Camera dei deputati, scheda AC 2669 →. Il Senato lo ha approvato in via definitiva il 23 settembre 2026 senza modifiche. Attenzione a che cosa significa: e' una legge delega, non autorizza alcun impianto e alla data di questo aggiornamento non e' ancora in vigore, perche' mancano la promulgazione e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Solo da quel momento decorrono i dodici mesi entro cui il Governo dovra' adottare i decreti legislativi che disciplineranno programma nazionale, localizzazione, costruzione, esercizio, combustibile, rifiuti radioattivi e fusione. [DA VERIFICARE: la data del voto finale del Senato e il contenuto degli articoli non sono stati letti sulla scheda del Senato, che al 26 settembre 2026 blocca le consultazioni automatiche; provengono da fonti concordi ma non istituzionali. Vanno riscontrati sull'atto Senato 1924 e, una volta pubblicata, sul testo in Gazzetta Ufficiale, che assegnera' alla legge il suo numero.]

Fonti: Banca d'Italia, QEF n. 947, 2025 → · Memoria alla Camera, febbraio 2026 →

Blocco 3

Si dice / I dati dicono

Si dice...I dati dicono...
"Il nucleare abbassa le bollette degli italiani" La Banca d'Italia (QEF n. 947, 2025) distingue tra prezzo medio e volatilità: il ritorno al nucleare probabilmente non ridurrebbe in modo significativo il prezzo medio dell'elettricità per le famiglie italiane, ma potrebbe ridurne la volatilità per chi sottoscrive contratti PPA (Power Purchase Agreement, accordo di acquisto a lungo termine) con i produttori. I due effetti vanno tenuti distinti.
"Il nucleare è la soluzione più sicura — gli incidenti sono rarissimi" La scala internazionale dell'IAEA ha classificato al livello massimo due incidenti, Chernobyl (1986) e Fukushima (2011). A Chernobyl i morti attribuiti direttamente alle radiazioni erano meno di 50 a metà 2005, secondo l'OMS; le stime dei decessi futuri per cancro vanno da circa 4.000 a circa 16.000 a seconda della popolazione considerata, e il comitato scientifico delle Nazioni Unite sceglie di non farne. A Fukushima le Nazioni Unite non hanno documentato effetti sanitari attribuibili alle radiazioni. Il confronto con le altre fonti in decessi per TWh prodotto non è riportato: non risulta letto in una fonte istituzionale. I dati e le fonti sono nella sezione Sicurezza e incidenti.
"Gli SMR risolveranno il problema del costo e dei tempi" È una promessa ancora da dimostrare. Il caso NuScale — il progetto SMR più avanzato in Occidente — è stato abbandonato nel 2023 dopo che i costi stimati sono triplicati. I sostenitori degli SMR sostengono che le economie di scala della produzione in fabbrica si manifesteranno solo dopo i primi impianti. I critici osservano che questa logica è stata applicata anche alle centrali tradizionali senza che i costi scendessero come previsto.
"Il nucleare è necessario per raggiungere la neutralità climatica" È una delle questioni più dibattute tra gli esperti. L'IPCC include il nucleare tra le opzioni di decarbonizzazione. L'IEA nel suo scenario Net Zero 2050 prevede una crescita del nucleare a livello globale. Tuttavia la Banca d'Italia osserva che per l'Italia specifica — con il suo irraggiamento solare e le sue coste — le rinnovabili integrate con accumuli offrono oggi un rapporto costo-beneficio migliore del nucleare di nuova costruzione.
Blocco 4

Prospettive future

2026 — 2035
SMR di quarta generazione
Rolls-Royce (UK), NuScale (versione rivista), e diversi produttori asiatici stanno sviluppando SMR commerciali. Il primo impianto europeo non è atteso prima del 2030–2035. Il costo reale sarà noto solo dopo la costruzione del primo impianto.
In corso
Gestione rifiuti di lunga durata
La Finlandia ha aperto il primo deposito geologico profondo al mondo per i rifiuti radioattivi ad alta attività (Onkalo). La questione dello smaltimento sicuro dei rifiuti nucleari resta aperta in Italia, dove non esiste ancora un deposito nazionale.
❓ Domande aperte Le domande che i dati non risolvono

I blocchi precedenti riportano quello che le fonti misurano. Restano però alcune questioni su cui i numeri non danno una risposta unica, e che ciascuno risolve in base a ciò a cui dà peso. Qui sono poste come domande, con accanto i dati che servono a ragionarci.

Quanto pesa il tempo di costruzione su una decisione di investimento?

I progetti occidentali recenti danno una misura: Flamanville 3 in Francia, cantiere aperto nel 2007 e primo carico commerciale nel 2024; Vogtle 3 e 4 negli Stati Uniti, entrati in servizio con circa sette anni di ritardo e costi molto superiori alle stime iniziali; Hinkley Point C nel Regno Unito, ancora in costruzione. A questi tempi si aggiunge, in Italia, un quadro autorizzativo e localizzativo che non esiste ancora.

Il dato che rende la domanda non banale è il peso degli interessi sul capitale immobilizzato durante la costruzione, che secondo le analisi citate in questa scheda può valere fra il 17% e il 49% del costo totale dell'opera. Più lungo è il cantiere, più quella quota cresce — indipendentemente da quanto costi la tecnologia in sé.

Che cosa cambia nel frattempo?

Un impianto che entra in funzione fra quindici o vent'anni viene confrontato non con il sistema elettrico di oggi, ma con quello di allora. Nessuna fonte istituzionale prevede quale sarà: il sito non pubblica previsioni. È però un dato che i costi di alcune tecnologie si sono mossi molto negli ultimi anni, in entrambe le direzioni — le stesse tabelle di questa scheda mostrano rincari recenti su più fonti. Chi decide oggi deve dare un peso a questa incertezza, e il peso non è ricavabile dai numeri.

Che cosa dice l'analisi economico-finanziaria pubblica

La Banca d'Italia ha esaminato il possibile ritorno al nucleare in Italia con criteri economico-finanziari, concludendo che allo stato attuale non emergono vantaggi evidenti rispetto ad altre soluzioni già disponibili, e indicando nei costi finanziari uno degli elementi determinanti. È la posizione di un'istituzione, riportata nei suoi termini: chi volesse contestarla ha il documento a disposizione. (Banca d'Italia, Questioni di Economia e Finanza n. 947 →)

Questa sezione non esprime un giudizio del sito sulla tecnologia. Raccoglie le domande che restano aperte dopo aver letto i dati, con i riferimenti per affrontarle. Le conclusioni spettano al lettore.

Fonti principali di questa scheda

Lazard costo di produzione (LCOE)+ v19.0, 2026 (costi di produzione per tecnologia)
IEA, Net Zero by 2050 (scenari nucleare globale)
Scheda Fusione nucleare (tecnologia trattata a parte)